Terremoto Emilia. Nella notte la terra trema ancora

Immagini dei danni causati dal terremoto in Emilia

FINALE EMILIA (MODENA) – Nella notte altre due scosse di terremoto – la prima di magnitudo 4.3 verso mezzanotte e la seconda all’1 con forza 3.2 – hanno interessato il modenese, in specifico il centro di Finale Emilia. Avvertite fino ai due capoluoghi di regione, Modena e Bologna, i sismografi hanno rilevato per entrambe una profondità di soli 4 km ed ora sono in corso accertamenti sulla stabilità di edifici già daneggiati da quando qualche giorno fa la terra ha iniziato a tremare. Tra questi anche una costruzione di interesse storico-artistico, il castello Estense, interessato da un nuovo vicino alla torre e numerose case del centro storico, per cui è previsto un allargamento della cosiddetta ‘zona rossa’, quella più a rischio.

Torna quindi la paura in Emilia – come ha detto anche Fernando Ferioli, sindaco di Finale Emilia – dove la situazione delle persone sfollate sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti: nella cittadina colpita nella notte dalle due scosse i campi di assistenza risultano esauriti e alcune famiglie si sono ritrovate obbligate a rifugiarsi in macchina. La gente è preoccupata, insiste il primo cittadino: «Cercavamo di convincere le persone a tornare nelle loro abitazioni, se agibili, ma se continuano queste scosse sarà impossibile».

Salgono a circa 230 le scosse di terremoto verificatesi da sabato notte, l’ultima in mattinata (ore 7.40), secondo i dati diffusi da Paola Gazzolo, assessore alla Protezione civile dell’Emilia-Romagna, e in queste ore si sta cercando di ultimare la mappatura dettagliata delle località coinvolte, concentrate nelle province di Modena, Bologna e Ferrara. Lavori in corso anche ad opera dell’Ogs di Trieste (Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale), responsabile dell’installazione di 8 stazioni sismometriche mobili per misurare lo sciame seguito al terremoto e lo scuotimento sul territorio: i dati verranno raccolti per tre settimane e quindi analizzati per meglio comprendere il fenomeno sismico e valutare la ‘riposta’ del terreno dal punto di vista geo-fisico.

Le stazioni di rilevamento dell’Ogs andranno ad aggiungersi a quelle in corso di installazione da parte del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e dell’Ingv, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Laura Dabbene

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