“Tempest”: il ritorno di Bob Dylan

Bob Dylan torna nei negozi con un nuovo album di inediti intitolato Tempest. Il poliedrico artista americano ha superato le 71 primavere ed è giunto alla trentacinquesima fatica discografica in studio. Una carriera infinita per uno dei più dotati artisti della musica moderna, in grado, chitarra in mano, di raccontare con poesia, intelligenza, e maestria la storia degli ultimi 50 anni.
Tempest è un album che si muove nello stesso ambito nel quale soggiornano gli ultimi album di Dylan: folk, rock, blues, mescolati con classe e maestria. Le radici della musica americana vengono riprese e assimilate con il songwriting del cantautore originario di Duluth.
Il risultato è un album piacevole e sognante, un disco da sottofondo e da relax.

L’album è aperto dalla piacevole Duquesne Whistle, scanzonato sottofondo da saloon. Soon After Midnight è una ballata soffusa, prima di Narrow Way che si muove su coordinate che richiamano le melodie di classici di passato come Highway 61 Revisited. Un brano costruito su un unico giro di accordi che malgrado possa risultare stancante possiede un ritmo coinvolgente e scoppiettante.

Long and Wasted Years è un brano lento, delicato e profondo dove la linea vocale quasi sussurrata è la protagonista assoluta. Pay in Blood è uno degli apici del disco, con il suo incedere placido e la sua melodia da sottofondo. Segue Scarlet Town è una cupa ballata malinconica ed oscura che si muove su atmosfere ricondicibili a certi lavori di Tom Waits.

Early Roman Kings è un classicissimo blues folk seminale, prima del soffuso sottofondo di Tin Angel. La titletrack Tempest affronta il tema dell’affondamento del Titanic arrivando a citare lo stesso film di Cameron e addirittura il protagonista Leonardo Di Caprio: un brano sognante e placido da cantastorie, che viene penalizzato però dalla durata “titanica” (quasi 14 minuti). Roll on John chiude il disco: una dolce ballata dedicata all’amico John Lennon.

Bob Dylan (foto via: hollywoodreporter.com)

Un disco dove Bob Dylan dimostra di avere ancora voglia di scrivere brani inediti. Non potrebbe essere altrimenti per un artista che ha passato la sua vita a raccontare e musicare storie. Tempest è un album che, per quanto riguarda le atmosfere e le liriche, può essere preso come ottimo manifesto dell’ultima parte della carriera di Dylan. Se fosse stato registrato una ventina di anni fa Tempest sarebbe entrato probabilmente tra la cerchia dei suoi migliori album. Oggi però la voce, ormai bassissima e molto roca di Dylan e un certo sentore di “già sentito” nelle composizioni (giustificabile dopo 50 anni di carriera), penalizzano un disco di livello comunque buono, dove l’inconfondibile e inarrivabile capacità di storytelling di Bob Dylan viene esaltata in ogni singolo brano.

Voci di corridoio affermano che Tempest sarà l’ultimo album per il cantautore americano (parafrasando l’analogia del titolo dell’album con La Tempesta, ultima opera scritta da William Shakespeare).
Sarebbe un ottimo congedo dal mondo della musica, dopo tanti decenni di onorata attività e un bagaglio musicale sconfinato da lasciare in eredità alle generazioni future, che forse hanno proprio bisogno che i mostri sacri come Bob Dylan si facciano da parte, per avere più visibilità e spazio per emergere.

Alberto Staiz

Foto homepage: telegraph.co.uk

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