Svizzera, referendum anti immigrati: un altro fallimento Ue

referendum svizzera immigrazione

Referendum Svizzera

Roma – La Svizzera prende a schiaffoni l’Unione europea. Mica roba da ridere né da sottovalutare il risultato del referendum contro l’immigrazione di massa degli elvetici: il 53,4% della popolazione – 17 cantoni con affluenza del 68,17% nel Ticino – ha detto sì alla modifica costituzionale proposta dall’antieuropeista Unione democratica di centro (Udc/Svp) che prevede un limite agli immigrati presenti sul territorio. Proponeva il testo al voto: «tetti massimi annuali e contingenti annuali» da imporre a tutti i permessi concessi agli stranieri compresi i residenti in area Ue.

Ora il governo svizzero ha 3 anni di tempo per rendere legge ciò che la metà della popolazione anela, in barba a Schengen e ad ogni accordo di libera circolazione di chicchessia.

SVIZZERA, REFERENDUM ANTI IMMIGRATI - E se ancora pare poco il risultato che imbarazza un’Unione sgangherata, basta sentire le parole preoccupate del parlamentare tedesco, Martin Schulz, il quale al domenicale elvetico NZZ am Sonntag ha espresso testuale concetto: «Temo che un sì in Svizzera possa scatenare un nuovo dibattito sulla libera circolazione delle persone in seno alla Ue», senza contare che «i populisti sfrutteranno la scelta in vista delle elezioni europee».

Ci può scommettere l’euro-parlamentare di quella Europa del Nord a cui del Sud poco cale ma che torna utile per fare da bacino di raccolta della clandestinità del mondo, salvo ammettere che anche a più alte latitudini e situazioni economiche più prospere, è vivo e vitale il convincimento che l’immigrazione vada controllata, filtrata ma soprattutto respinta. Anche se regolare. Pure se produttiva. Persino se comunitaria perché troppo si è tollerata quella irregolare e improduttiva.

Sarà interessante ora ascoltare le campane europeiste sperticarsi a dare agli elvetici dei populisti di frontiera, xenofobi, insofferenti, nazionalisti e via con la carrellata del terzomondismo politicamente corretto, facendo finta di non vedere che il voto referendario è l’ultimo fallimento socio-economico della Ue.

QUALCHE DATO – La Svizzera al momento è divisa in due: la maggioranza ritiene che l’immigrazione produca l’impoverimento della popolazione, dei traffici e dei salari mentre favorisce il nero e la criminalità. L’altra metà, con in testa governo, parlamento, organizzazioni sindacali ed imprese, crede che l’immigrazione sia una risorsa imperdibile che ha contribuito al Pil elvetico per un punto percentuale dal 2004 al 2009 (Fonte: lastampa.it).

Chi ha ragione? Entrambe, solo che i dati vanno soppesati secondo cosa si definisce immigrazione.

Quella regolare è solitamente specializzata, qualificata e spesso frontaliera. Secondo l’Ufficio federale di statistica svizzero, dal 2011 in poi, la comunità straniera residente era per l’85% europea, con predominanza di italiani e tedeschi stabili al 15%, seguiti da serbi e portoghesi. A questi si aggiungeva una percentuale di regolari extra comunitari in aumento che nel 2011 oscillava al 14,8%.

Quella irregolare è ben altra questione. Solo la clandestinità ha avuto un’impennata dal 2009 in avanti, ovvero nel mentre che il paese registrava un aumento del Pil in tempi ancora di pre-crisi. Il Post.it, nel 2010, spiegava il quadro della situazione: 90 km di confine presi d’assalto da chiunque, spesso approdato in Italia per varie vie, volesse provare il passaggio in Svizzera: iracheni, eritrei, afgani, somali, georgiani, kosovari, turchi, marocchini, tunisini e nigeriani.

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Manifesto per il referendum sull’immigrazione (Ilsole24.it)

Ci vuol poco a capire quale dei due fenomeni sia portatore di ghettizzazione, degrado e criminalità. E’ un problema solo elvetico? No, è una questione continentale dei Membri o meno che siano e mai affrontata secondo prospettiva comune. Un po’ per piacere agli Stati sempre affamati di manodopera a buon mercato in tempi di globalizzazione, un po’ per menefreghismo reciproco.

IN EUROZONA – Il Belgio del premier Elio De Rupo dal 2012 sta applicando una politica di espulsione di cittadini comunitari e no considerati un peso per il welfare nazionale. La norma di De Rupo è indiscriminatoria: appellandosi a Schengen, secondo cui la posizione di ogni immigrato va valutata anche per il suo grado di integrazione, la condizione sociale ed economica della famiglia, salute ed età, ha varato un provvedimento per cui con un semplice atto amministrativo non si è più in grado di accedere a contratti di lavoro, di affitto e sanità pubblica.

Nel Regno Unito David Cameron non è da meno con il suo Immigration Bill, un pacchetto di misure anti-immigrazione. In Grecia c’è Alba dorata. In Olanda Geer Wilders, antieuropeista, antislamista, nazionalista convinto, macina consensi ed è in procinto di fare cappotto alle elezioni Ue ottenendo la maggioranza dei seggi. La Francia si orienta sempre più verso Marine Le Pen. E via così. Cosa può fare l’Unione adesso? Posto che il problema esiste e non è solo questione pop per oltranzisti allo sbaraglio, sarà il caso di affrontarlo in sede comune, prima che siano gli oltranzisti a farlo in sede nazionale. A poco servono le minacce di sanzione che già Bruxelles lancia all’indirizzo della Svizzera se non per esibire di nuovo la propria inadeguatezza. Bisogna ringraziarla invece per aver mostrato il dente dolente con un voto democratico che rimane ancora la strada migliore per manifestare scontento. Il senso è questo ed è un buon vecchio adagio: la tolleranza dell’intollerabile rende intolleranti. La Ue prenda nota.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; ilsole24ore.it

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