Perché sulla vicenda banche nessuno centra il punto

Maria Elena Boschi, il Ministro al centro delle polemiche (www.ilgiornale.it)

Maria Elena Boschi, il Ministro al centro delle polemiche (www.ilgiornale.it)

Negli ultimi giorni il caso del suicidio, definito da alcuni di stato, del pensionato che ha perso i suoi risparmi ha fatto sussultare a turno tutti gli esponenti del governo, arrivando fino a Bruxelles e a Francoforte. Nonostante le analisi dell’episodio e qualche considerazione sparsa sul sistema del credito, nessuno centra il punto, nemmeno le più alte cariche del governo. Infatti nessuno guarda oltre il dito, ma non c’è da sorprendersi, in Italia è spesso consuetudine.

IL DECRETO DEL GOVERNO - Bisogna partire dai fatti per poi dare una visione di sistema. Domenica 22 novembre, con il benestare di Bruxelles, il governo fa un consiglio dei ministri senza Maria Elena Boschi, per motivi di conflitto d’interesse, e decide di salvare quattro banche locali con decretazione d’urgenza. Tra le quattro banche vi è anche Banca Etruria, nella quale lavora il fratello del ministro Boschi, il padre è stato recente vice-presidente e lo stesso ministro è azionista. Il decreto ha salvato le banche ma stavolta, in linea con i nuovi orientamenti UE, nessuna spesa pubblica è stata effettuata in quanto le altre banche hanno stanziato 3,6 miliardi attraverso la creazione di un Fondo di risoluzione, pagato da tutti gli istituti finanziari. Il fondo risanerà le perdite raccolte nella “Bad bank” e poi gli asset o la “Good bank” verranno messe all’asta dall’amministratore nominato da Bankitalia, l’ex direttore di Unicredit Roberto Nicastro. Asta che vedrà gli asset probabilmente riacquistati dalle banche salvatrici.

IL SUICIDIO E LA VERGOGNA - Il decreto ha salvato si le banche ma non i piccoli investitori che hanno perso tutto e tra quelli sul lastrico uno non ce l’ha fatta; il signor Luigi D’angelo, pensionato, ha perso tutti i suoi risparmi, circa 100 mila euro, e si è tolto la vita. Sono subito partiti gli impeti d’ira delle opposizioni contro il presunto conflitto d’interessi del ministro Boschi. Si preannuncia anche una mozione di sfiducia. Intanto per gli investitori, il Ministro Padoan vuole stabilire un arbitrato che giudichi caso per caso chi deve essere risarcito. Se l’opposizione fosse saggia e competente, guarderebbe il fenomeno complessivo invece di proporre le sole dimissioni della Boschi. Anche se di conflitto d’interessi si trattasse, infatti, è innegabile che a non funzionare non è questo o quel ministro ma in primo luogo il sistema del credito. Proprio il Premier è stato uno dei pochi a dire che «la riforma del sistema del credito è quanto mai urgente». Non sappiamo se Matteo Renzi si sia pronunciato così per deviare la discussione dal ministro alle banche, ma quel che ha detto è vero.

Il Presidente di Bankitalia, Ignazio Visco (www.huffingtonpost.it)

Il Presidente di Bankitalia, Ignazio Visco (www.huffingtonpost.it)

RIFORMA DEL CREDITO, SI MA QUALE? - Dalle parole alle riforme, quelle giuste, ce ne passa di acqua sotto i ponti. Nel gennaio scorso Renzi ha infatti obbligato per decreto 10 banche popolari a diventare Spa, con conseguenti fusioni che stentano a decollare perché nessuno vuole perdere la sua autonomia. Ma è questo il vero problema? Le banche sarebbero troppo piccole e cattive? Qualcuno dovrebbe dire a Renzi che la questione del credito è ben più complessa e riguarda soprattutto il ruolo di Bankitalia.

L’IMPOTENZA DI BANKITALIA - Oggi la Banca d’Italia non ha più un controllo sugli investimenti bancari, come la BCE non ha più controllo sul credito. Come mai infatti l’Italia è ancora in deflazione nonostante le scorpacciate di Quantitative Easing avvenute grazie al Presidente Mario Draghi? Come mai questi raggiri delle popolari sono stati possibili se proprio il Presidente di Bankitalia Ignazio Visco ha chiesto in tempi non sospetti di arrivare a vietare la vendita di obbligazioni subordinate agli sportelli, in modo che solo investitori istituzionali potessero acquistarli e non i semplici risparmiatori? La risposte alle due domande possono essere riassunte nelle affermazioni di Martin Wolf, responsabile dei commentatori economici del Financial Times, che nel 2010 ha dichiarato «l’essenza del sistema monetario contemporaneo è la creazione di denaro dal nulla, da parte delle banche private attraverso del credito spesso insensato». L’emissione di credito da parte delle banche è difficilmente controllabile così come gli investimenti fatti dagli istituti, questa è la realtà. Se le banche non ritengono conveniente finanziare l’economia reale o preferiscono finanziare operazioni poco limpide come nel caso di Banca Etruria, nessuno può imporre loro di non farlo. Nello specifico italiano è ancora più difficile che la Banca d’Italia faccia prevenzione in quanto l’istituto è si di diritto pubblico ma è al 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni. Il controllato controlla quindi il controllore. Questo è il punto centrale perché senza credito verso un’onesta economia reale, l’Italia non ripartirà mai. Dunque, il governo e le opposizioni dovrebbero probabilmente partire da questo punto quando parlano di riforma del credito, tutto il resto è di contorno.

Domenico Pellitteri

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews