Stress: sale della vita o veleno mortale? 2/

Consigli su come gestire, prevenire e curare lo stress sul lavoro. Prosegue l’intervista alla Dottoressa Padovan

di Fabrizio Giona e Chiara Campanella

In Italia un lavoratore su quattro soffre di stress

ROMA La crisi economica non ha colpito solo i bilanci delle aziende, ma anche il morale dei lavoratori, tanto che ormai più di un giorno di malattia su due viene chiesto per stress o depressione. A rivelarlo, l’indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER) svolta nell’ambito della strategia comunitaria per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro 2007-2012.

Secondo lo studio, realizzato nell’estate 2009 in 31 paesi (Ue più Croazia, Turchia, Norvegia e Svizzera), quattro imprenditori su cinque (79%) sono preoccupati dai rischi derivati dallo stress sul lavoro così come dai possibili incidenti che ne possono derivare.

In Italia soffre di stress un 1 lavoratore su 4 (il 27%) e il rischio di incapparvi è in continua crescita. Una situazione più delicata rispetto all’Europa, dove lo stress interessa circa il 22% dei lavoratori, con costi che si aggirano intorno ai 20 miliardi di euro l’anno, fra spese sanitarie e giornate di lavoro perse e una perdita di produttività pari a 77 miliardi di euro.

Appare chiaro quindi come lo stress sia un fenomeno che interessi maggiormente e sempre di più l’ambito lavorativo. Ma c’è una soluzione per curarlo o meglio ancora prevenirlo? Ne parliamo con la Dottoressa Elena Padovan, psicologa del lavoro dell’Associazione Staff di Vicenza.

- Dottoressa può dare qualche consiglio ai nostri lettori su come prevenire lo stress lavoro correlato?

La prima cosa fondamentale è avere fiducia nelle proprie capacità: un buon livello di autostima, che ci consente di valutare le risorse che abbiamo a disposizione, ma anche i nostri limiti, ci permette di capire cosa possiamo fare e cosa non riusciamo a fare. Preparare poi un elenco dei compiti da effettuare e spuntare quelli conclusi è un buon metodo per vedere i nostri progressi e non tenere occupata la nostra mente per ricordare cosa ancora manca. Rimuginarci sopra infatti – magari la sera a letto anziché dormire – non aiuta. Essere consapevoli di aver fatto tutto il possibile e di essersi impegnati fino in fondo dà un senso di pace, comunque siano andate le cose. E’ la nostra interpretazione della realtà che determina il modo in cui reagiamo. Ricordiamoci, infatti, che anche gli eventi positivi sono fonte di stress per molte persone: come ad esempio sposarsi, prepararsi per le vacanze, cambiare casa o lavoro ecc. Quindi, non è l’evento in sé a causare lo stress, ma la nostra percezione di poterlo gestire.

- Può dare invece qualche consiglio su come curarsi dallo stress lavoro correlato?

Sicuramente è bene mettere in pratica alcuni esercizi per allentare la tensione. Ad esempio, l’attività fisica, portata avanti con costanza, è importante perché fa sentire bene e migliora l’autostima. Inoltre, è consigliabile mettere in atto alcuni esercizi di rilassamento, tra cui quelli di contrazione e decontrazione muscolare. Riguardo l’alimentazione bisogna evitare gli eccessi e i digiuni, non mangiare in piedi o davanti alla televisione e non scaricare rabbia e frustrazioni sul cibo. Come già detto, fondamentale è anche la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità e vivere in un ambiente positivo, in uno spazio personale organizzato come si desidera. Infine, la comunicazione cioè parlare dei propri problemi, condividerli con qualcuno, diminuisce il disagio.

Comunicazione e assertività influiscono positivamente sullo stress

- Riguardo a quest’ultimo punto, in che modo la comunicazione e l’assertività possono contrastare lo stress da lavoro?

Comunicare le proprie emozioni ci aiuta a renderci consapevoli e a gestire le situazione critiche. In questo senso la comunicazione è un importante misura preventiva. L’assertività, invece, è un modo di porci nei confronti degli altri e di affrontare le possibili situazioni conflittuali, che ci consente di esprimere le nostre opinioni e sensazioni, facendo però attenzione all’impatto che possono avere sugli altri. Adottare questo stile significa non accumulare tensioni inespresse, che poi rischiano di farci esplodere.

- Quanto influisce sullo stress: la quantità di lavoro in relazione al tempo assegnato, la mancanza di apprezzamento per una buona prestazione, l’impossibilità di esprimere capacità o disagi personali, la precarietà del lavoro ecc. Influiscono allo stesso modo o c’è qualche fattore che  incide più degli altri?

Tutti i fattori elencati – ma ce ne sono tanti altri – hanno una potenziale influenza negativa sullo stress. Ovviamente più numerosi sono, più negativo è l’effetto. Vi sono casi, però, in cui la stessa situazione può essere stimolante oppure insostenibile, come ad esempio un incarico di maggiore responsabilità o un cambiamento di ruolo. Occorre infatti ricordare che la componente della soggettività e il proprio stile di coping (ossia il modo di affrontare ciò che ci accade) condizionano decisamente l’entità degli effetti. Ciò rende lo stress un fenomeno difficile da oggettivare, e nell’ambito aziendale, difficile da misurare senza considerare l’impatto dei singoli elementi sull’individuo. L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha prodotto un elenco di tali fattori. Tra questi si possono distinguere due tipologie: quelli di carattere organizzativo, legati al contesto in cui si opera e quelli legati al contenuto del lavoro, ossia alla mansione specifica e all’ambiente aziendale. (Per questo si rimanda al sito dell’Agenzia Europea ).

Leggi la prima parte dell’intervista.

FOTO VIA: www.wmrconsulting.it; http://scienzaesalute.blogosfere.it

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