Streaming, riforme e crepe a 5 stelle

5 stelle

Il Movimento 5 Stelle non sta vivendo uno dei suoi momenti migliori. L’inaspettato risultato delle ultime elezioni europee ha portato a delle conseguenze che sono ancora mal digerite praticamente da tutti. I grillini al loro interno sono divisi. E la cosa curiosa è che entrambe le fazioni sono scontente. Ma per capire bene costa succedendo, bisogna fare qualche passo indietro.

RENZI PUSSA VIA - È la notte del 25 maggio, quella che doveva sancire il trionfo dei pentastellati (#vinciamonoi). Una brutta sorpresa, però, attende Alessandro Di Battista, Paola Taverna e tutti gli altri. Il Partito Democratico di Matteo Renzi, infatti,trionfa prendendo 5.395.869 voti in più dei 5 stelle. A partire dalla mattina dopo, a cambiare verso è il modo in cui i parlamentari e le parlamentari di Grillo e Casaleggio decidono di approcciarsi con l’ex sindaco di Firenze. Nel dicembre del 2013, il Movimento 5 Stelle rispose picche quando il segretario del Pd disse: «In queste ore, come è già successo con Bersani e con Letta, Grillo mi dice ‘Renzi firma qua’, metti la tua firma sulla restituzione del finanziamento pubblico. Sono io che dico, Beppe firma qua. Io rilancio il tema: caro Grillo hai 160 parlamentari, sono decisivi, se ti va, se sei serio firma qua, io sono disponibile. Vuoi che rinunciamo ai rimborsi del prossimo anno? Ci costa molto ma siamo disposti ad accettare la sfida a una condizione: non si fa atto di resa, dì ai tuoi senatori di votare per trasformare il Senato e ai deputati di votare per una legge elettorale per cui chi vince governa»,«Noi siamo disposti ma Grillo deve votare in Parlamento, votare per quelle cose per cui il M5S è stato eletto. Se non ci stai, chiacchierone e buffone vale per te». Inutile ricordare, inoltre, lo streaming delle consultazioni fra Renzi («Esci da questo blog!») e il comico genovese («Non sei credibile!»).

5 stelle

CI INCONTRIAMO ANZI NO - Il 16 giugno compare sul blog del leader spirituale del Movimento 5 Stelle una lettera indirizzata al presidente del Consiglio in cui, fra le altre cose, vi era scritto: «Constatando la necessità di avere in Italia una legge elettorale in tempi brevi come auspicato da anni dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Le chiediamo di fissare un incontro, naturalmente in streaming per ragioni di trasparenza, così da poterne discutere direttamente». Chi l’avrebbe mai detto. Renzi e il Movimento 5 Stelle poi si vedranno due volte, queste volte però senza Beppe Grillo. Gli incontri che sembravano destinati a proseguire, però, si interrompono il 18 luglio, quando Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, Paola Carinelli, Vito Petrocelli scrivono questo post: «Il M5S era pronto a chiudere ieri. Ci dispiace per il Pd ma non c’è più tempo. Il M5S non se la sente di prendere per il culo i cittadini italiani per un’intera estate (…) Ieri al tavolo si è ipotizzato un altro appuntamento. Ma al momento si preferisce la ratifica degli attuali punti fin qui negoziati da parte dei nostri iscritti. Saremo pronti a votare la legge elettorale, inclusiva delle preferenze, direttamente in Aula». Insomma, basta agli incontri che loro stessi avevano chiesto dopo aver rifiutato qualsiasi forma di dialogo per diversi mesi. Cosa ha portato tutto questo all’interno del Movimento 5 Stelle? Il caos più totale.

NON HA VINTO NESSUNO - Sul rapporto da avere con il Partito Democratico, per quello che riguarda le riforme costituzionali, i pentastellati si dividevano in due categorie: quelli che con Renzi non ci volevano neanche parlare, e quelli secondo cui bisogna invece fare un’opposizione costruttiva, dialogando e magari votando lo stesso testo. La strategia politica però è stata gestita così male che ora entrambe le fronde sono su tutte le furie. Quelli che non volevano dialogo inizialmente sono stati accontentati, poi però sono arrivati i due streaming con Di Maio che addirittura proponeva di scambiare il doppio turno con le preferenze. Quanto di peggio possa sentire chi rifiuta il concetto di compromesso. Chi invece voleva subito il dialogo, non ha compreso la scelta iniziale, ha sperato in qualcosa di diverso dopo la batosta europea, e adesso si ritrova nella stessa situazione di partenza.

ORA CHE SI FA? - E adesso il Movimento 5 Stelle di fatto rischia di non contare nulla nella delicatissima partita delle riforme costituzionali. Il Partito Democratico non arriverà mai in Aula senza un accordo con una forza parlamentare che gli garantisca l’approvazione delle riforme, per cui Renzi si terrà stretto Berlusconi non prendendo neanche in considerazione di votare qualcosa con i grillini. L’unica cosa che potrà fare il Movimento 5 Stelle, se non cambia nulla, è chiedere il referendum costituzionale nel caso in cui non si arrivi a una maggioranza dei due terzi. E anche in questo caso, dovranno convincere qualche altro deputato perché da soli non hanno i numeri. Non ci potevano pensare meglio prima di infilarsi in questa bruttissima situazione?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: giornalettismo.com; formiche.net

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