Eta, l’Europa bacchetta la Spagna sulla durissima ‘dottrina Parot’

Inès del Rio, membro dell’Eta

Finalmente è uscita la sentenza da parte del Tribunale Europeo di Diritti Umani (Tedu) di Strasburgo che ratifica la sanzione alla Spagna per aver violato gli articoli 5.1 e 7 della Convenzione Europea di Diritti Umani in relazione alla condanna prolungata per la componente del movimento basco di liberazione – più noto come banda terrorista EtaInès del Rio.

Gli articoli stabiliscono, rispettivamente, “il diritto alla libertà e alla sicurezza dei prigionieri” e che “non c’è punizione senza legge che la sostenga”. Il caso di Inès del Rio è stato il primo a raggiungere il Tribunale Europeo dopo aver attraversato tutti i gradi di giudizio delle Corti spagnole, nelle quali più volte gli sono stati negati i propri diritti. Si sono così create molte aspettative e polemiche nel confronto tra lo Stato spagnolo e i movimenti sociali e politici del Paese Basco.

Con queste verdetto, la Grande Sala del Tedu censura la giurisprudenza spagnola per l’applicazione della disciplina nota come “dottrina Parot” (197/2006), una misura eccezionale approvata nel 2006 in ambito penale e che riguarda soprattutto i reclusi baschi, prorogando la loro permanenza in prigione. Infatti, nonostante il Codice Penale spagnolo preveda che il limite massimo per lo sconto della pena sia di trent’anni, particolarmente per i reclusi condannati per terrorismo il risarcimento della pena si calcola sulla totalità dei suoi delitti.

In questo senso, la giustizia spagnola permette un modello carcerario assoluto e non di reinserimento, come nella maggior parte dei codici penitenziari moderni. Inoltre, la “dottrina Parot”, che non è una legge ma un orientamento giurisprudenziale scaturito da una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo (che poi ratificò anche il Tribunale Costituzionale), ha carattere retroattivo, ossia disciplina anche i fatti anteriori all’emanazione della norma, violando un principio cardine del diritto come quello dell’irretroattività delle norme in materia penale.

La sentenza definitiva, vale a dire senza possibilità d’appello e di applicazione obbligatoria, giunge dopo che il governo di Mariano Rajoy aveva presentato un ricorso sulla prima decisione del Tribunale di Strasburgo del 10 luglio 2012, la quale già condannava la Spagna per i tentativi di quest’ultima di prolungare il  rilascio della reclusa di circa nove anni.

In altre parole, Inès del Rio doveva uscire di prigione il 2 luglio 2008, invece, attraverso la “Parot”, sarebbe dovuta rimanere in carcere fino al 27 luglio 2017 ma, in conseguenza della decisione del Tedu, la del Rio è stata liberata con una sentenza del Tribunale dell’Audiencia Nacional – una sorta di corte d’appello – dopo avere pagato il suo debito con la giustizia con ventisei anni di galera. La sua pena complessiva per ventiquattro omicidi – di cui in maggioranza di politici e membri delle forze dell’ordine – era di duemilasettecento anni.

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Inès del Rio

La controversia che sorge ora riguarda l’applicabilità della sentenza alla sola Inès del Rio o anche agli altri prigionieri attualmente in carcere per la “Parot”: la decisione del Tedu potrebbe avere come effetto la scarcerazione di circa cinquantacinque membri dell’Eta e non solo, condannati per terrorismo. Trentasei di loro infatti, hanno già chiesto il rilascio immediato in attesa di un provvedimento dell’Audiencia Nacional.

È necessario tenere presente che l’organizzazione armata Eta, che significa “Euskadi at Askatasuna” – Paese Basco e Libertà – nacque nel 1958 come conseguenza della dura repressione statale operata dalla dittatura franchista nei Paesi Baschi, e depose le armi il 20 ottobre 2011, aprendo un nuovo scenario politico per il dialogo e la costruzione di un processo di pace per il popolo basco – come accaduto in Irlanda, per esempio, dove il governo britannico liberò i prigionieri politici dell’Ira dopo l’abbandono della violenza.

Sebbene la fazione più sanguinaria dell’Eta è stata condannata negli ambiti sociali, politici e giuridici nazionali e internazionali, non è da dimenticare anche l’espressione oppressiva e brutale dello Stato spagnolo, perpetrata con l’aiuto delle Forze dell’Ordine.

Non solo durante l’autoritarismo di Franco i cittadini baschi hanno sofferto discriminazioni, torture o assassinii, ma anche in democrazia il terrorismo di Stato è risultato una costante: prima, con la creazione dei Gal – Gruppi Antiterroristi di Liberazione, giudicati anche loro per vari omicidi ma successivamente amnistiati dal governo – e poi con la repressione carceraria dei reclusi, ad oggi ancora soggetti a torture e a regimi penitenziari speciali.

Il grido allarmista della destra spagnola si è sentito in tutti i mass media anche prima della risoluzione di Strasburgo, proprio come se alcune vittime valessero più di altre. In questo contesto c’è da tenere in conto la mancanza di un comune senso democratico che, alla lunga, può portare la società stessa ad orientarsi in una direzione inconciliabile con la tutela dei diritti umani.

Sandra Alvarez

Foto: formiche.net

 

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