Strage di Orlando: l’omofobia non c’entra nulla

Orlando

foto: lezpop.it

Dopo la strage di Orlando in cui, secondo le prime stime, sono morte 50 persone e ne sono rimaste ferite altre 53, i social si sono riempiti di commenti. In alcuni di essi si sostiene che la colpa di quanto successo a Orlando sia dell’omofobia. Secondo l’autore di questo pezzo non è così. Sostenere una tesi del genere significa strumentalizzare la morte di persone innocenti per finalità politiche.

Cosa vorrebbe dire che la colpa di quanto successo è dell’omofobia? Si vuole far riferimento al fatto che la strage è avvenuta in un locale gay? Ma non avrebbe senso. Se fosse stato un locale di strip si sarebbe parlato di “eterofobia”? Forse, però, il messaggio che si vuole mandare tirando fuori l’omofobia è un altro, decisamente più sottile. Il messaggio in questione sarebbe che chiunque su temi come le unioni civili, il matrimonio fra persone dello stesso sesso, l’adozione a coppie omosessuali e l’utero in affitto la pensa diversamente dalle associazione Lgbt è in qualche modo complice del killer. Tesi a dir poco raccapricciante. Una persona può pensare quello che vuole degli omosessuali, anche le cose più terribili, ma finché le pensa e basta senza alzare un dito, non fa assolutamente niente di male. Come si suol dire: i processi non si fanno alle intenzioni, ma alle azioni.

No, la colpa di quanto successo a Orlando non è certo di chi si batte contro le unioni civili, il matrimonio egualitario e la maternità surrogata. Queste persone hanno opinioni che si possono legittimamente condividere o meno. Ma hanno opinioni. Si esprimono usando gli strumenti tipici della democrazia. Non fanno nulla di male. Nel momento in cui dovessero anche solo sfiorare una persona omosessuale per ferirla, allora ne dovrebbero rispondere davanti ad un giudice, e ci mancherebbe altro. Chi cerca un responsabile della strage di Orlando che non sia Omar Mateen dovrebbe rivolgere il proprio sguardo non all’omofobia, ma al signor Abu Bakr al-Baghdadi e ai suoi seguaci. Oppure all’Arabia Saudita, paese finanziatore dei predicatori del wahhabismo, cioè quell’ala radicale e jihadista dell’Islam secondo cui gli infedeli (compresi gli omosessuali) devono o convertirsi o morire.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: lezpop.it

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Una risposta a Strage di Orlando: l’omofobia non c’entra nulla

  1. avatar
    fede 14/06/2016 a 16:31

    Certo! E se il terrorista avesse ucciso 50 ebrei in una sinagoga, il crimine NON sarebbe stato dettato da antisemitismo. Giusto? E se avesse ucciso 50 persone di colore, la strage NON sarebbe stata dettata da razzismo. Ri-giusto?
    Dire che “se fosse stato un locale di strip si sarebbe parlato di eterofobia” vuol dire non aver capito nulla di cosa sono i crimini di odio. Gli etero non sono e non sono mai stati imprigionati, torturati, uccisi, stuprati, discriminati, insultati, bullizzati solo perché etero. Ebrei, neri, gay e altre minoranze sì. In questi casi è giusto e sacrosanto parlare di crimini di odio e sottolineare la matrice di odio alla base di questi crimini.
    L’uccisione di 50 gay in un locale gay non è casuale. Non è come la sparatoria per una rapina, per esempio.
    Negare la matrice omofobica dell’attentato – come se l’attentatore si fosse trovato in un locale gay PER PURO CASO, anziché averlo scelto apposta – significa non voler riconoscere la pericolosità dell’omofobia (così come del razzismo e dell’antisemitismo) e non volerla combattere.

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