Strage Newtown: può essere l’autismo, la causa principale?

Strage Connecticut, Adam Lanza scuola elementare

Una foto di Adam Lanza di una decina di anni fa

Roma – Spesso basta poco: un semplice e banale passaparola, a cui bisogna aggiungere, da parte di chi recepisce la notizia, la volontà di fare informazione a tutti i costi. A quel punto l’effetto domino è impressionante nella velocità di diffusione, soprattutto quando i mezzi di veicolazione sono i mass media. Ciò che è accaduto qualche giorno fa nella scuola elementare di Newtown nel Connecticut, dove sono stati uccisi 20 bambini e 8 adulti, è stato oggetto di ben due forme di notizia errata. La prima si è manifestata immediatamente dopo la consumazione della strage: la CNN svela il nome dell’assassino da chissà quale fonte autorevole. Si tratterebbe di un certo Ryan Lanza. Subito scattano le ricerche, anche da parte d’individui che s’improvvisano detective per passione, soprattutto sui social network, oramai divenuti una sorta di database dove sono reperibili le più svariate informazioni su una persona. Alla fine ci si rende conto di aver fatto un buco nell’acqua: non è lui l’artefice della strage, giusto in tempo di diffondere la sua foto verso tutti gli angoli del globo ed etichettarlo, anche se per poche ore, come “il killer”.

La seconda e lampante dimostrazione d’informazione infondata riguarda, invece, il collegamento tra la strage messa in atto da Adam Lanza e la forma di autismo di cui sarebbe affetto. Da un punto di vista sociologico, si tratta di un fenomeno molto diffuso quello di trovare una spiegazione, logica o razionale che sia, ad una manifestazione del Male nel massimo della sua efferatezza. È una maniera, per l’opinione pubblica, di creare dei confini visibili tra ciò che è accaduto e la sfera privata e pubblica della propria esistenza. Il tutto all’insegna della sicurezza. Concentrarsi esclusivamente sul problema, oramai risaputo, delle detenzioni di armi negli Stati Uniti, risulterebbe controproducente, visti gli interessi in ballo, e si diffonderebbe un panico difficilmente controllabile tra gli individui. Collegare un gesto così folle a un disturbo pervasivo dello sviluppo, appare, paradossalmente, più comprensibile piuttosto che accettare, per esempio, che lo squilibrio mentale di un individuo sia rintracciabile in un vissuto personale complesso. Problemi in famiglia, assunzione di droghe, un’adolescenza particolare: le ipotesi potrebbero essere svariate, però pensare che il Male venga dall’esterno o abbia cause non originate dalle fasi di socializzazione primaria e secondaria (nel caso di un disturbo mentale, non si ha un colpevole vero e proprio) risulta più efficace.

Strage Connecticut, Adam Lanza scuola elementare

euronews.com

L’effetto dell’informazione distorta è qualcosa che difficilmente si riesce a frenare. Tanto per fare una piccola digressione, questo fenomeno ricorda molto la strage di Erba, avvenuta nel nostro Paese, sei anni fa. Anche in quel caso fummo destinatari di notizie completamente errate, che furono assimilate ed elaborate per il medesimo intento. Scaricare, inizialmente, ogni responsabilità su Azouz Marzouk, risultava la strada più facile da intraprendere. Il Male era esterno (essendo di origine tunisina), di conseguenza una maggiore rassicurazione rispetto alla verità, successivamente emersa, secondo cui essa possa essersi originata dall’interno (in quel caso i coniugi Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi). Aggiungiamoci che, in quel caso, si cercò di fare leva su una paura già esistente e diffusa: lo straniero.

Tornando al caso della strage del Connecticut, quest’associazione sindrome di Asperger-follia omicida è chiaramente infondata. Non bisogna essere degli esperti in materia: per esperienze personali, chiunque è a conoscenza di alcuni dei sintomi di questo disturbo. Per avere conferme basta soltanto chiedere a tutti quei genitori che hanno dei figli che soffrono di autismo, probabilmente potranno dirci anche qualcosina in più rispetto a ciò che abbiamo potuto apprendere navigando sul web o gustandoci un’opera cinematografica.

A smentire completamente quest’assurdo binomio, ci ha pensato l’ASAN (Autistic Self Advocacy Network) con un comunicato: «Recenti notizie di stampa hanno suggerito che all’autore di questa violenza, Adam Lanza, sia stata diagnosticata la sindrome di Asperger, una diagnosi nello spettro autistico, o un disturbo psichiatrico. In ogni caso, è indispensabile che, mentre piangiamo le vittime di questa tragedia orribile che i commentatori e i media evitino di tracciare collegamenti inadeguati e infondati – tra autismo o altre disabilità – e violenza. Gli americani autistici e soggetti con altre disabilità non sono più inclini a commettere atti violenti rispetto ai non disabili. In realtà, le persone con disabilità di ogni tipo, tra cui l’autismo, hanno di gran lunga maggiori probabilità di essere delle vittime di crimini piuttosto che essere colpevoli di violenze». Se si va ad approfondire meglio questo disturbo, risulta che le persone che ne sono affette tendono ad avere un sistema emotivo e sensoriale iper-reattivo, sono più propense ad attacchi di paura e ansia. Nei casi di manifestazioni aggressive, però, nella maggioranza dei casi si tratta di reazioni simili a quelle di un animale in gabbia, quindi difficilmente riconducibili ad azioni come quelle compiute da Adam Lanza. A far riflettere anche le parole del giornalista Gianluca Nicoletti, pubblicate sul suo blog: «L’autistico è una persona incapace di autonomia che non saprebbe uscire di casa per andare a scuola se non accompagnato, che difficilmente riuscirebbe a usare razionalmente un’arma da fuoco in maniera così reiterata, ma soprattutto è una persona che si tura le orecchie atterrito se solo sente battere le mani o entra in una stanza con la musica ad alto volume».

Soltanto in Europa, sebbene i dati non siano precisi, circa 5 milioni di persone soffrono di autismo: un po’ difficile pensare che in questo gruppo, così enorme, si possano nascondere potenziali autori di stragi.

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| affariitaliani.libero.it; allvoices.com; it.euronews.com

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