‘Storia di Irene’ di Erri de Luca. Recensione

Scrive Erri De Luca, nelle prime pagine del suo nuovo romanzo Storia di Irene:

«Così io raccolgo le storie, non le invento. Vado dietro la vita a spigolare, se è un campo, a racimolare se è una vigna. Le storie sono un resto lasciato dal passaggio. Non sono aria ma sale, quello che resta dopo il sudore».

Così è la sua prosa: secca, sferzante, frastagliata come la costa dell’ isola greca in cui ambienta il primo capitolo. Procede per piccoli granelli di senso, li accumula per poi spargerli con misura, costruendo la visione generale in modo sincopato ma non per questo disomogeneo.

Un’immagine dello scrittore napoletano (roadtvitalia.it)

Bene ha detto il critico De Rienzo quando ha definito ‘non canonico’ l’approccio dell’autore napoletano alla letteratura: proprio in ciò sta la sua forza. Assente qualsiasi esigenza di fedeltà a correnti di riferimento o fonti di ispirazione, la scrittura di De Luca nasce da un’urgenza concreta e radicale e dalla capacità di questa di farsi stile. La frammentarietà, i periodi brevi che tendono all’aforisma, lungi dal costituire un vezzo, sono quindi espressione di una profonda ricerca esistenziale, perseguita con ferma dedizione e ineccepibile coerenza.

Non a caso, nelle tre vicende di Storia di Irene, apparentemente indipendenti, ma legate in realtà da robusti fili tematici, c’è sempre la presenza, a volte evidente a volte impalpabile, di qualcuno che ascolta. Che si tratti della misteriosa quanto affascinante vita di una ragazza allevata dai delfini, del rocambolesco addio alle armi di un ufficiale italiano durante la seconda guerra mondiale o, infine, degli ultimi attimi di felicità di un anziano nel golfo di Napoli, il tentativo dello scrittore è quello di catturare gli avvenimenti nella stretta intersezione tra la realtà tangibile da cui provengono e l’autonomia fittizia della loro restituzione letteraria. In altre parole, il grande merito di De Luca è il suo sapersi posizionare in egual misura all’esterno e all’interno dei fatti, che si offrono al lettore ora come testimonianze di un resoconto, ora come istantanee vivide e intense, in un contrasto di notevole impatto.

De Luca riesce senza dubbio nell’intento di condurci in questo terreno insolito, facendolo sorgere in maniera graduata e spontanea. La sua scrittura si

La copertina del nuovo romanzo di Erri De Luca (www.bookrepublic.it)

La copertina del nuovo romanzo di Erri De Luca (www.bookrepublic.it)

arresta nell’attimo in cui la capacità delle vicende di pronunciarsi su se stesse si esaurisce, dimostrando un’umiltà e un rispetto nei confronti del proprio materiale che ne costituiscono la grandezza e, forse, anche il limite. Il rischio è infatti che tale umiltà e tale rispetto degenerino in un’ ingiustificata ritrosia a spingere più in là le scelte compiute. Coerentemente con le idee narrative di partenza, l’autore si ritrae dopo aver toccato i confini del mistero principale che anima il romanzo, lasciando sì delle tracce suggestive, ma con esse il dubbio che un ulteriore apporto ne avrebbe aumentato lo spessore letterario di ciò che rimane comunque un’ottima prova e un inesauribile spunto di riflessione.

L’esilità strutturale che ne consegue, per cui i nuclei narrativi sembrano, pur nella loro chiarezza, costantemente sul punto di sciogliersi, è anche il riflesso di un’ambizione ideologica di fondo, non data una volta per tutte ma in perpetuo divenire. Nella filigrana degli eventi, infatti, si scorge la lacerante ricerca di un ’nuovo umanesimo’. Non certo quello rinascimentale che mette l’uomo al centro del cosmo, ma uno che sappia più giustamente collocarlo nella vastità degli esseri e che, proprio in virtù di tale ridimensionamento, riesca a riscattarlo da orrori e aberrazioni cui la Storia lo pone di fronte. Ecco allora che il mare, nella sua accezione primigenia (legata quindi alla nascita, al parto), con tutto il timore suscitato dai suoi abissi e dalle creature che li abitano, diventa un simbolo di flebile speranza, che lo scrittore non cessa di profondere in ogni elemento del libro. Ma, a ben vedere, è forse nella dimensione del racconto, inteso come originaria empatia tra esseri umani, che viene riposta la promessa salvifica più recondita e più importante. Il dimesso scambio di parole fra due persone, il dono che con esso una fa all’altra, sembrano gli unici momenti in cui un tenue senso di fratellanza acquisisce consistenza. La poetica dell’autore si cala perciò nella sottile soglia che precede il distacco, dove cose opposte fra loro convivono svelando la loro discendenza comune: la madre col figlio nella gravidanza, la pace con la guerra nell’Italia divisa, la vita con la morte nell’inaspettato tepore che il disgelo regala a un corpo vecchio e stanco.

Francesco Brusa

Foto: www.bookrepublic.it; www.roadtvitalia.it; www.iochiaraeloscuro.blog.rai.it

Erri De Luca, Storia di Irene, Feltrinelli, €9.00. Disponibile anche in versione eBook a €5.99

 

 

 

 

 

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