Stoker. Una famiglia americana tra mistero e rimosso – Recensione

Stoker (filmovie.it)

La locandina del film "Stoker" (filmovie.it)

Brilla di una luce suadente ed oscura questo Stoker, primo film in lingua inglese per il maestro coreano Park Chan-wook. Il regista, noto al grande pubblico soprattutto per la sua feroce e indimenticabile trilogia della vendetta composta da Mr. Vedetta, Old Boy e Lady Vendetta, debutta così nell’industria cinematografica statunitense, e lo fa nel migliore dei modi. Chan-wook realizza infatti un film di spessore, in cui maestria registica e narrazione si fondono in maniera affascinante e seducente, obbligando lo spettatore, costretto sulla poltrona della sala cinematografica, ad appassionarsi in maniera viscerale alle vicende a lui offerte, grazie ad una storia familiare particolarissima.

Nel giorno del suo diciottesimo compleanno, la vita di India Stoker viene irrimediabilmente sconvolta dalla morte del padre a causa di un incidente stradale. India, ragazza sensibile ed introversa, impassibile e misteriosa, incontra lo zio Charlie al funerale del padre, zio di cui mai ha avuto notizie. Quest’ultimo, dopo una lunghissima assenza, apparentemente dovuta a continui viaggi di lavoro, ha l’intenzione di fermarsi a casa della cognata e della nipote. Tra India e Charlie, dopo iniziali dissapori, si crea un rapporto assai ambiguo e misterioso. Forse, l’arrivo dello zio non sarebbe affatto casuale.

Il copione di Stoker è l’opera prima dell’attore Wentworth Miller, il bel Michael Scofield della serie televisiva Prison Break, ed è entrato nella Black List dei migliori film disponibili non ancora prodotti nel 2010. Dopo aver vagliato diversi registi, la scelta da parte dei produttori, tra cui Ridely Scott e il compianto fratello Tony, è ricaduta sull’outsider Park Chan-wook. “Director Park”, così come viene ossequiosamente chiamato dagli addetti ai lavori, assieme al fedele direttore della fotografia Chung-hoon Chung, offre una visione molto personale e coerente dello script originale, aggiungendo tutto il suo bagaglio registico ed espressivo ad un’opera filmica tesa e di grande suspense, in cui la messa in scena, la regia, la musica e la recitazione prevalgono sull’uso della parola. Menzione d’onore per la splendida colonna sonora realizzata da Clint Mansell (Requiem for a Dream, Moon, Il cigno nero) che va ad aggiungere un contrappunto armonico estremamente significativo, in grado, soprattutto, di semantizzare alcune scene di particolare rilevanza ai fini della comprensione spettatoriale.

«Influenzato […] da David Lynch, David Cronenberg e dal mondo raffinato di Brian De Palma, nonché da scrittori del calibro di Edgar Allen Poe, M. R. James e Wilkie Collins», Chan-wook tesse le sorti, i misteri e segreti di questa famiglia americana senza tempo in maniera impeccabile grazie ad uno stile ricco ma mai barocco ed eccessivo; ogni movimento di macchina, tra long take e carrellate, è finalizzato a dischiudere il mistero dello zio Charlie. Egli è infatti un personaggio ambiguo oltre i limiti e il suo rapporto con la nipote sembra travalicare le norme famigliari in favore di una passione incestuosa, legata sia all’eros che alla presa di conoscenza di sé. Non è un caso che, infatti, Charlie si sia presentato alla nipote India proprio il giorno del suo diciottesimo compleanno e, forse, la dipartita del padre è solo un caso.

Stoker (blogspot.com)

Un fotogramma dal film "Stoker" (blogspot.com)

Il valore ematico del cognome che la famiglia Stoker si porta appresso non è casuale, e non si riduce al solo tributo al grande scrittore irlandese Bram. «Quando ero piccola, mio padre mi diceva che bisogna fare delle cose brutte per evitare di farne altre ancora più brutte», solo questo perviene dell’infanzia di India, bambina che veniva portata a caccia molto spesso dal padre, forse per reprimere un istinto inconscio e violento, istinto di cui lo zio Charlie sembra ben a conoscenza e pronto a far sbocciare.

Oscuro ed erotico, Stoker – che vanta la partecipazione di attori di grande spessore come Mia Wasikowska, Matthew Goode e Nicole Kidman – è un film di splendida fattura, molto hitchcockiano, che può essere considerato tra i film più belli usciti in questo 2013 (insieme al capolavoro Holy Motors, che però risalirebbe del 2012). Park Chan-wook dimostra di essere un regista vero, che non subisce nessuna imposizione artistica ed evita qualsiasi conciliazione tra il suo stile e il prodotto medio hollywoodiano. E poesia e violenza si mischiano in un abbraccio di emozioni contrastate e sublimi. Una grande opera filmica.

(Foto: filmovie.it / blogspot.com / hdmagazine.it)

Emanuel Carlo Micali

 

[youtube]http://youtu.be/NuAwzhg6cgM[/youtube]

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