‘Still Life’ di Uberto Pasolini: uno sguardo alle vite dimenticate

Premiato quale miglior regia nella sezione Orizzonti al Festival di Venezia, Still Life è una rappresentazione sentita ed originale dell’isolamento sociale

La locandina del film "Still life" (comingsoon.it)

La locandina del film “Still life” (comingsoon.it)

«Io ho poca immaginazione», dice Uberto Pasolini commentando il suo nuovo film, vincitore del premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Viene da rispondere che magari non avrà immaginazione ma, se non altro, dimostra di avere un buon occhio, perché Still Life è un film estremamente “pensato”. E pensato molto bene. Chi non si è mai chiesto infatti come sarebbe il proprio funerale? Oppure, chi non teme di restare in futuro completamente solo? Partendo da questi interrogativi, Uberto Pasolini porta sullo schermo una storia commovente con un protagonista inedito, che tra biancheria stesa accanto al termosifone e cartoline d’auguri ingiallite, fa luce sulla realtà sociale dell’isolamento, fenomeno diffuso oggi più di ieri.

UN UOMO DEDICATO ALLE VITE DIMENTICATE – John May (Eddie MarsanV per Vendetta, Gangs Of New York e Il segreto di Vera Drake) è infatti un funzionario comunale di Londra che, da 22 anni, è incaricato di rintracciare i parenti più prossimi delle persone morte in solitudine. John svolge il suo lavoro meticolosamente e si occupa dei suoi dimenticati con grande dedizione, perché crede che accompagnargli all’estremo riposo in modo dignitoso, sia un gesto dovuto. Lo stesso ordine e la stessa cura sono riservati anche alla sua vita privata che, in ogni caso, non si può dire fitta di avvenimenti: John infatti non ha famiglia e non ha amici. Presto non avrà nemmeno più un lavoro perché il caso di Billy Stoke è il suo ultimo incarico prima di essere licenziato per esubero. Il dimenticato Stoke è morto in solitudine in un appartamento dirimpetto a John, e l’occasione di indagare sulla vita di quest’uomo enormemente diverso da lui, gli regala la possibilità di guardare la sua vita in maniera speculare, del tutto nuova.

John May si mette quindi in viaggio in tutto il paese alla ricerca dei parenti e degli amici di Stoke. Questo incarico, unito alla consapevolezza che sarà anche l’ultimo, diventa per John May il modo di destarsi dal proprio immobilismo, per iniziare a fare cose che fino ad ora non aveva sentito il bisogno di sperimentare, addirittura prendere un caffè con una donna (Joanne Froggatt).

IL PENSIERO ORIGINALE DI UBERTO PASOLINI- Quel che colpisce subito di Still Life è la tematica di fondo che, seppur riguardi un mestiere molto antico, e per certi versi immortale, non era ancora arrivata all’attenzione di un regista. Uberto Pasolini, confessata infatti la sua naturale curiosità verso ambiti e situazioni quanto più possibile lontani da lui, non fa mistero di ciò che lo ha convinto a scrivere, dirigere e produrre un film con protagonista un uomo come John May.

Il film è infatti il risultato di due curiosità, una sociale ed una più strettamente privata. Da una parte, infatti, Still Life sembra indagare nelle vite dimenticate, quelle di coloro che, per una ragione o per un’altra, hanno tagliato i ponti con la maggior parte dei propri conoscenti, amici e parenti, cadendo in una solitudine per certi versi paradossale, data l’epoca attuale, interconnessa e multimediale. Dall’altra invece, il film è la manifestazione di una paura personale, quella di un uomo come tanti che si fa delle domande sul proprio percorso di vita e sulle scelte intraprese, unita alla tendenza di Pasolini a concentrarsi su situazioni il più lontane possibili dal suo background sociale, che egli considera troppo privilegiato per poter essere interessante. E, per essere un uomo impegnato in campi sconosciuti, Uberto Pasolini dimostra non solo di essersi posto domande molto giuste, ma anche di averle snocciolate con un prodotto magistralmente concepito. Con semplicità infatti, Still Life conduce un’inchiesta molto tenera sul valore umano e sulla paura dell’abbandono. Il compito riesce facile a Pasolini, che ha già all’attivo esprimenti importanti, fondati su tematiche che, con Still Life, condividono la stessa agevole originalità, quella che fa la differenza nelle storie di tutti i giorni. Così è stato infatti per Full Monty (che Pasolini ha prodotto) e Machan – La vera storia di una falsa squadra (che ha diretto), entrambi mossi da ottimi spunti propositivi che la delicatezza del racconto rende tristemente divertenti.

Eddie Marsal in una scena di "Still life" (liquida.it)

Eddie Marsal in una scena di “Still life” (liquida.it)

PERSONAGGI ALLA RICERCA DI UNO SCHIAFFO IN FACCIA – Tutti i personaggi di Pasolini infatti, sono pronti a prendere uno schiaffo in faccia, ma non per questo nascono come personaggi tristi. Lo stesso John May, vive una vita minimalista senza avere altri termini di paragone, perciò è essenzialmente inconsapevole delle sue altre potenzialità. Ad esse May arriverà poco alla volta, accompagnato da un’armonia di insieme ben studiata da Pasolini: dalla scala di grigi e una macchina molto fissa, simmetrica, che aliena una soggettiva diversa da quella del protagonista, con il quale si vuole che il pubblico stabilisca un rapporto più personale possibile, Pasolini passa all’introduzione graduale di alcune tonalità nuove di colore e a piccoli movimenti di prospettiva. Sono sottigliezze che è necessario richiamare, perché un film pensato bene permette di vivere sotto più punti di vista un risveglio importante, quello di John May che si connette con altre persone, come mai successo prima. Il tutto avrà conseguenze sorprendenti, stavolta condite con un umorismo marcatamente british.

UN FILM FATTO CON IL CUORE – Forse, meglio di tante altre, le parole del protagonista Eddie Marsan, possono riassumere le caratteristiche di un film bello al punto che se ne potrebbe parlare per ore: Still Life «è un affascinante e splendido studio sulla mortalità, la solitudine e sull’importanza di condividere la propria vita. La sceneggiatura di Uberto è estremamente profonda e toccante. È scritta davvero con il cuore ed è questo che la rende unica».

(Foto: comingsoon.it / movieplayer.it / liquida.it)

Valentina Malgieri

@V_Malgieri

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