Staminali: funziona il rene “riciclato” in laboratorio

rene

www.yourself.it

Milano – La possibilità di costruire reni in laboratorio è più vicina, grazie a un’innovativa tecnica sperimentata dai ricercatori di Boston su cavie da laboratorio. La tecnica messa a punto nei laboratori americani prevede di utilizzare un rene vecchio, privato di tutte le cellule malfunzionanti, in modo da ottenere una struttura a nido d’ape che viene integrata con cellule del paziente stesso.

Due i vantaggi: il primo riguarda l’eliminazione degli immuno-soppressori utilizzati a vita dai trapiantati e la seconda riguarda i molti organi inutilizzabili per i trapianti, ma che potrebbero servire come struttura base. Gli studiosi americani hanno provveduto a decellularizzare reni di topo, maiale e uomo, ottenendo una struttura acellulare con la normale dotazione vascolare, corticale e midollare. Per rigenerare il tessuto renale sono state utilizzate cellule epiteliali ed endoteliali che hanno rimpiazzato le cellule eliminate.

Dopo 12 giorni in un bioreattore che ha simulato le normali condizioni dell’organismo di un topo, il risultato è stato un rene in grado di produrre urina sia “in vitro” (con una funzionalità pari al 23 per cento rispetto a un organo sano) che “in vivo” (trapiantato nei topi, la funzionalità scende al 5 per cento). Secondo il capo-ricercatore Harald Ott questo non deve però scoraggiare poiché «una funzionalità tra il 10 e il 15 per cento potrebbe consentire a molti pazienti di rendersi indipendenti dall’emodialisi». Inoltre la peculiarità di questa tecnica è che l’architettura dell’organo originario viene preservata, e così l’organo ottenuto può essere trapiantato come un normale rene di donatore e connesso al sistema vascolare e delle vie urinarie del destinatario. È d’altro canto evidente che molte sono ancora le incognite su un possibile e auspicabile impiego di questa tecnica sugli esseri umani. Agli scienziati spetta infatti il compito di migliorare la funzionalità del rene ottenuto in laboratorio e accertare che questa sia costante anche nel lungo periodo.

Inoltre le dimensioni del rene umano (decisamente più grande di quello dei topi) potrebbero rappresentare un ostacolo all’esatto posizionamento delle nuove cellule all’interno dell’organo. Con le dovute cautele questo studio ha compiuto importanti sviluppi nella sperimentazione e nella ricerca: il rene è l’organo trapiantabile del quale vi è più richiesta al mondo: negli Usa sono circa 100mila le persone in attesa di trapianto, ma ogni anno vengono eseguiti all’incirca solo 18mila interventi.

Alberto Staiz

Foto homepage: scienze.fanpage.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews