Spending review: Monti accelera. Oggi incontro con i sindacati

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Mario Monti

Roma – Il tavolo tra Governo e parti sociali per discutere la spending review è slittato alle 13.00. Il sito dell’Ansa lo apprende da fonti sindacali.

‹‹Mi viene il sospetto che non siano così d’accordo sulle cose da fare››. Questo è stato il commento del segretario della Cgil, Susanna Camusso, ai microfoni di Radio anch’io, sul posticipo dell’incontro a Palazzo Chigi inizialmente previsto per le 9.00 della mattina. Un rinvio di cui la stessa Camusso afferma di non conoscere le ragioni.

Rimane il fatto che la spending review orchestrata dal Governo piace sempre meno ai partiti di maggioranza Pd e Pdl e hai sindacati, tutti uniti contro un decreto che alle parti interessate – secondo quanto riporta l’inviata dell’Ansa, Milena Di Mauro – pare sempre più un’esecuzione di tagli lineari piuttosto che una razionalizzazione secondo voci di spesa. Così l’altolà.

Per il Pd non è possibile tagliare la spesa sociale mentre per le parti sociali il divieto è quello di toccare la spesa pubblica. Così piovono minacce: il leader Cisl Raffaele Bonanni, insieme a Cgil e Uil non usa mezzi termini: ‹‹Se occorrerà uno sciopero generale lo faremo››.

Monti però avanza e insiste sugli argomenti che hanno contrassegnato il suo Governo: i sacrifici di oggi – ricorda il premier -sono figli delle leggerezze di ieri. Immancabile l’esortazione ai partiti a comportarsi di conseguenza: ‹‹Se per decenni si indulge ad assecondare un superficiale “tiriamo a campare” e a iniettare nella mente dei cittadini la sensazione che un Paese con mille risorse, compreso l’estro, possa non affrontare i seri problemi che altre nazioni hanno preso di petto, forse deve venire il momento in cui si affrontano i problemi››. Al contrario, continua Monti, si darebbe l’idea che ‹‹la democrazia parlamentare non riesce a prendere decisioni di lungo periodo e si finisce per alimentare lo scetticismo dei cittadini verso quello che resta il miglior sistema politico del mondo››.

Appare più determinato il presidente del Consiglio dopo la piccola vittoria incassata a Bruxelles che diventa grande in patria. Scansando il pericolo di elezioni anticipate e ribadendo il proprio prestigio sulla scena internazionale ha ora in mano maggior potere contrattuale da spendere in casa. Tuttavia i partiti non sembrano disposti a cedere sulla spending review.

‹‹Credo che nessuno auspichi l’aumento dell’Iva – ragiona Bersani – e quindi dobbiamo trovare altre soluzioni, discutendo della spesa della pubblica amministrazione. Ma senza andare a toccare la sostanza e la risposta sociale. Siamo pronti a dare il nostro contributo da partito di governo che rifiuta ogni demagogia, ma che intende riferirsi sempre alla centralità della questione sociale e del lavoro››. Il Pd chiede dunque di non essere solo uno spettatore.

Il Pdl si associa nel rifiutare cambiali in bianco: ‹‹Il nostro atteggiamento è costruttivo e positivo – afferma il capogruppo dei deputati Fabrizio Cicchitto -, ma vogliamo conoscerla prima per poterci riflettere sopra. Vogliamo vedere la qualità e la quantità dell’intervento››. Fli e Udc si schierano invece, come di consueto, con Monti chiedendogli di non farsi condizionare. Dall’Idv arriva intanto la cruda accusa al premier di ‹‹far cassa irresponsabilmente sulla pelle dei lavoratori››.

Barricate anche dagli enti locali che disperano per i tagli a sanità e trasporti. Aspro il commento del segretario della Uil Luigi Angeletti e Ugl Giovanni Centrella: ‹‹Se si faranno tagli tanto per farli – dice per tutti Bonanni – si faranno solo più guai. E a quel punto, faremo iniziative in tutta Italia e in tutte le città e ci regoleremo di conseguenza. Faremo quello che serve, fino ad arrivare a uno sciopero generale››. Clima rovente per l’Esecutivo.

Chantal  Cresta

Foto || ansa.it

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