Speciale intervista: Eugenio La Rocca racconta gli antichi Romani

Un nuovo modo di portare in mostra la pittura romana: non è solo uno studio sulle abitudini degli antichi. Ce ne parla il prof. Eugenio La Rocca, curatore della mostra “Roma. La pittura di un impero”

di Serafina Cascitelli

Fig.1 Ritratto di donna anziana

Fig.1 Ritratto di donna anziana

Professore La Rocca, qual è l’esigenza di una nuova mostra sulla pittura romana? Molte ne sono state fatte, cosa c’è di diverso in questa?

Finora Pompei è stata studiata in vista di un’analisi della vita quotidiana, mai come fatto pittorico-artistico. Ci sono state delle critiche poco attente che pensavano fosse una mostra vecchio stile. Ma questo è proprio ciò che non volevamo: non volevamo ricostruire una casa romana né ricostruire la vita romana. Ormai è stata già sviscerata l’archeologia delle aree scavate, ciò che manca è il fatto artistico, che ha una sua autonomia e una sua autorevolezza.

L’originalità dei Romani sui Greci è una questione da sempre dibattuta, affrontiamo il caso del ‘paesaggio’. Lei afferma che “fra tutti i temi, è il più congeniale alla mentalità romana, quello dove meglio si riscontra una visione artistica personale”. Perché?

I Greci non avevano interesse per il paesaggio, nel mondo greco c’è un totale e pieno disinteresse per il paesaggio e nei casi in cui è presente un accenno, ha un significato simbolico piuttosto che naturalistico. Ad esempio nella “Battaglia di Isso”, originale greco perduto di cui conserviamo a Napoli la copia sotto forma di mosaico, c’è solo un albero morto, che io ritengo simboleggi piuttosto la morte del giovane Alessandro Magno.

L’affresco del triclinio C della Farnesina: l’esempio più suggestivo per spiegare che i paesaggi antichi sembrano “fluttuare nel vuoto”. Cosa c’è di diverso dalle nostre vedute paesistiche?

Un qualsiasi paesaggio dal ’500 in poi ha un orizzonte. Ha un sotto: mare, campagne, alberi e ha un sopra: un cielo azzurro, nuvoloso, tempestoso. C’è un’imitazione fedele della realtà. Nelle vedute antiche non c’è un orizzonte e se proprio sono costretti a rappresentarlo è alto nel pannello. E questo non perché gli antichi non conoscessero la prospettiva, anzi… ma non la ritenevano di interesse artistico. Possiamo ritrovare un caso isolato nella casa di Augusto, Sala delle Maschere, dove è legata però non al paesaggio ma ad una scenografia teatrale.

Fig.2 Lenzuolo funebre con ritratto femminile
Fig.2 Lenzuolo funebre con ritratto femminile

Quali possono essere 3-4 pezzi della mostra che spiegano il passaggio da una resa naturalistica aderente alla realtà a una visione simbolistica più tipica del Medioevo, in una continuità che lei spiega con la “teoria dei fasci fibrosi” di Kubler?

George Kubler è un grande studioso di problemi di stile: la sua idea è quella di considerare la cultura artistica come dei fasci fibrosi. Le fibre corrispondono alla risoluzione di problemi specifici con determinati tipi di stile; una volta raggiunto il culmine si diparte una nuova fibra che arriverà alla risoluzione di un altro problema artistico. Un esempio: l’arte rinascimentale. Raffaello è considerato il più puro ideale classico del Rinascimento, eppure la sua arte viene abbandonata dagli artisti che invece daranno vita al Manierismo. Questo è accaduto proprio perché la sua purezza è stata considerata un “miracolo”: una volta raggiunto l’equilibrio, proprio lo stesso viene rotto da quegli artisti innovativi e originali che si pongono nuovi problemi di stile, creando così una nuova fibra.
C’è una bella continuità non artistica, ma culturale in tre pezzi: il ritratto di una donna anziana da er-Rubayat, datato al 210-240 d.C.(fig.1) lo possiamo associare alla donna del lenzuolo funebre da Antinoopolis del III o IV secolo (fig.2), per finire al “Perseo e Andromeda”, lunetta dipinta della fine del IV secolo da Roma (fig.3), che anticipa già soluzioni dell’età medievale.

Fig.3 Lunetta con Perseo e Andromeda

Fig.3 Lunetta con Perseo e Andromeda

I ritratti e le decorazioni parietali della mostra “Roma. La pittura di un Impero” saranno visibli alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 17 gennaio 2010.

Foto in anteprima “Paesaggio con imbarcazioni su fondo nero”: frammento di decorazione parietale in III stile da Pompei

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