Spagna: suona il piano tutti i giorni, rischia sette anni di carcere

La pianista in attesa dell'udienza, insieme alla sua famiglia (El País)

La pianista in attesa dell’udienza, insieme alla sua famiglia (El País)

Puigcerdà (Catalogna) – Una pianista 28enne, Laia M., potrebbe essere condannata dai giudici di Girona, in Spagna, alla pena di sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa di contaminazione medioambientale acustica e lesioni psichiche, dopo che una sua vicina di casa, Sonia B., l’aveva denunciata perché, in un periodo compreso tra l’ottobre 2003 e il settembre 2007, la giovane studentessa si sarebbe esercitata al pianoforte cinque giorni alla settimana, per otto ore al giorno.

Anche i genitori colpevoli - Alla stessa pena dovranno, in caso di condanna, soggiacere i genitori, la cui accusa formulata è di complicità nell’atto criminale, nonostante dinanzi al tribunale stiano portando avanti una tesi di chiara innocenza, dimostrando non solo che gli esercizi della figlia (divenuta nel frattempo pianista professionista, dopo aver frequentato un master in Italia) non hanno avuto una durata così prolungata, ma anche che si sono prodigati per risolvere la situazione nel migliore dei modi, dal far spostare la figlia fuori dall’abitazione, a insonorizzare l’intero appartamento per non creare problemi ai vicini.

La tesi della denunciante - Per la vicina ricorrente in giudizio, la decisione giunge dopo quello che considera una vera e propria via crucis, fatta di continue telefonate alla polizia locale di Puigcerdà, rilevazioni periodiche con apparecchi fonometrici, ma soprattutto lo sviluppo di una «lesione psichica consistente in un disordine di adattamento con sintomatologia ansiosa reattiva allo stress ambientale di tipo uditivo», secondo quanto si legge nella sua cartella clinica, nella quale sono anche specificati i problemi di gestazione sviluppati nell’ultimo periodo di una gravidanza portata avanti tra il 2005 e il 2006. La donna e la sua famiglia, stremati dal continuo “rumore” del pianoforte, hanno deciso nel settembre 2007 di lasciare l’abitazione, andando a vivere in Galizia, ma proseguendo al contempo la contesa legale con la pianista e la sua famiglia.

La famiglia - L’insonorizzazione, stando ai dati risultati nel processo, sarebbe stata fatta “alla buona” nel 2005 dal padre di Laia M. (idraulico di professione, insieme a un suo collega e un tecnico specializzato), ma senza alcun effetto sulla riduzione del rumore, effetto peraltro non raggiunto neanche dopo il secondo intervento del 2007, curato da uno specialista proveniente da Mallorca. Lo stop definitivo al rumore sarebbe avvenuto solo nel marzo 2008, con la decisione della famiglia di trasferirsi in una casa isolata dal quartiere.

Pene accessorie - I giudici di Girona, oltre a formulare la richiesta di condanna a novanta mesi di carcere, hanno chiesto che la giovane sia inabilitata all’esercizio della professione musicale per un periodo di quattro anni, e che paghi una pena pecuniaria complessiva di quasi 21.000 euro (1o.800 come multa, e 9.900 come indennizzo alla famiglia denunciante). Il giudizio finale verrà emesso entro la fine di questa settimana, al termine di quattro giorni di testimonianze e arringhe in quello che si annuncia come uno dei più clamorosi processi dell’anno, in Spagna e non solo.

Stefano Maria Meconi

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