Spagna: approvata la riforma delle pensioni

riforma delle pensioni

Mariano Rajoy (wikimedia.org)

Mentre in Italia la riforma delle pensioni è un tema su cui è impossibile discutere, in Spagna le cose vanno diversamente. E pure parecchio. Il Parlamento spagnolo ha infatti approvata una riforma delle pensioni che adatterà le prestazioni pensionistiche a fattori demografici ed economici. L’esecutivo ha inoltre fatto sapere che le nuove modifiche garantiranno la sostenibilità futura del sistema. Il testo è stato votato solamente dai deputati del partito popolare, senza il sostegno dei sindacati e degli imprenditori.

COSA CAMBIA? - Il provvedimento svincola l’aggiornamento annuale delle pensioni all’inflazione e adatterà gli importi iniziali all’aspettativa di vita della popolazione dal 2019. La norma – con la quale il Governo guidato dal primo ministro e presidente del partito popolare Mariano Rajoy ha voluto attuare le raccomandazioni provenienti direttamente da Bruxelles – integra l’ultima riforma approvata nel 2011. Secondo Joan Rosell, presidente della Confederazione spagnola delle Organizzazioni, la riforma del 2011 non era sufficiente in quanto approvata poco prima dell’arrivo della crisi. Gli ultimi anni, quindi, hanno ritenuto necessario approntare delle nuove pragmatiche modifiche nonostante il basso consenso. Tale riforma prevedeva il progressivo avanzamento dell’età pensionabile dai 65 anni attuali ai 67 fino al 2027. Alcune organizzazioni hanno fatto delle valutazioni riguardo al provvedimento. La riforma, secondo l’Istituto di Studi Economici, dovrebbe andare oltre integrando il sistema fiscale attuale.

UN PO’ DI NUMERI - Il sistema di sicurezza sociale consumerà l’equivalente del 10,7% del Pil del 2014 (lo 0,6% in più rispetto al 2013). Secondo alcuni studi, la perdita di tre milioni di contribuenti durante la grave e lunga crisi economica e il crescente invecchiamento della popolazione faranno sì che gli attuali 8,2 milioni di pensionati arriveranno a 15 milioni nel 2050. I sindacati sostengono che la riforma potrebbe significare una perdita di potenza dei beneficiari di rendite d’acquisto fino al 28,3% nei prossimi 15 anni.

Giacomo Cangi

foto: lettera43.it; wikimedia.org

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