Somalia: tra fame e politica, il paese tenta la rinascita

La Somalia è inserita nel corno d'Africa, regione da sempre instabile

Mogadiscio – Mentre nei “palazzi” del potere si sceglie il nuovo presidente della Repubblica di Somalia, i quasi undici milioni di abitanti del paese del corno d’Africa fanno i conti con una situazione alimentare ancora molto critica, nonostante le organizzazioni internazionali, Onu e Fao in testa, abbiano dichiarato ufficialmente terminato il periodo di carestia.

Dal 20 luglio 2011 a metà dello scorso mese di febbraio, la carestia ha coinvolto oltre quattro milioni di persone, uccidendo decine di migliaia di bambini, la fascia della popolazione colpita in maniera più critica dalla mancanza di cibo. Secondo il World Food Programme, in ogni caso, il tasso di malnutrizione nella popolazione inferiore a 5 anni è calato dal 30% (livello pre-carestia) al 22%, registrando un netto miglioramento, ma rimanendo ben sotto una soglia ragionevole.

Per questo motivo, la sinergia Fao-Wfp ha permesso di agire, anche grazie alla continua collaborazione dei governi occidentali, su diversi fronti, per limitare i danni registrati e prevenire la rinascita di situazioni simili. Il Programma mondiale per il cibo, che opera anche attraverso canali non tradizionali come le scuole e gli uffici postali attraverso iniziative di sensibilizzazione e raccolte di fondi, ha garantito a una consistente fetta della popolazione – circa tre milioni e mezzo di persone – l’accesso agli aiuti internazionali.

Al contempo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che dal quartiere generale di Roma dirama il suo lavoro benefico in tutto il mondo, ha promosso dei micro-finanziamenti all’agricoltura e alla pastorizia attraverso il sistema “cash for work”, ovvero la retribuzione (intorno ai 20 dollari a settimana, circa 62 euro al mese) in cambio di manodopera. Grazie a queste piccole, ma estremamente importanti somme di denaro, gran parte dei contadini riesce nel difficile compito di garantire il sostentamento alle famiglie.

Il denaro messo a disposizione dai programmi Fao, inoltre, ha permesso in diverse zone del sud della Somalia di procedere alla ricostruzione delle infrastrutture idriche necessarie per l’irrigazione dei campi: quasi 1.700 chilometri di canali che porteranno l’acqua necessaria per le coltivazioni a oltre 82.000 contadini.

Nonostante tutti gli aiuti messi in campo, c’è ancora molto da lavorare: la situazione meteorologica volge sempre di più a sfavore dell’agricoltura, le piogge scarseggiano, ma ciò che preoccupa di più le organizzazioni internazionali operanti nella zona è l’incertezza politica, benché proprio in questi giorni si stiano segnando importanti passi in avanti.

Mohamed Osman Jawari, favorito alla carica di presidente della Somalia

Nella Somalia sconvolta da una guerra civile che perdura ininterrottamente da oltre ventuno anni, e che ha fatto centinaia di migliaia di vittime nei soli conflitti, senza dunque considerare i morti per malnutrizione, malattie e via discorrendo, sembra si sia giunti ad un accordo per la formazione di un nuovo Parlamento, che dovrà mettere mano a una Nazione distrutta, priva di infrastrutture adeguate, in balia dei gruppi etnici di religione islamica e dei terroristi legati ad al-Qaida, ma soprattutto dovrà eleggere, tra una rosa di venticinque candidati, il prossimo presidente, il primo eletto democraticamente e in una situazione di pur apparente stabilità da quando fu deposto, nel 1991, Siad Barre.

Tra i candidati figura anche il presidente uscente, Sharif Sheikh Ahmed, ma il favorito sembra Mohamed Osman Jawari, dato già per eletto da alcune fonti. Nato nel 1945, ha partecipato al governo di Barre sino all’inizio della guerra civile nel 1991, per poi rifugiarsi in Norvegia. Jawari è un membro del clan Rahanweyn, uno dei quattro, insieme a Darod, Hawiye e Dir, che reggono le sorti del paese e la sua difficile transizione. Una volta ufficializzata l’elezione, dovrà lasciare l’incarico di speaker del Parlamento, che verrà assegnato ad un esponente Darod, mentre il primo ministro sarà un Hawiye, per rispettare una delle regole stabilite all’inizio della transizione verso la democrazia.

La situazione in Somalia è difficile, lo spettro della fame incombe, così come quello della prosecuzione di una ormai insostenibile guerra civile. L’elezione del presidente della Repubblica potrà dare alcune risposte, ma spetterà al lavoro congiunto dei somali e dell’Onu evitare che il paese precipiti in una crisi senza ritorno.

Stefano Maria Meconi

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