Somalia, soldati dell’Unione Africana accusati di stupro

É l'ennesimo caso in cui componenti di una missione di peacekeeping vengono accusati di violenza sessuale. In Somalia intanto regnano fame e caos

somaliaLa notizia è destinata a fare scalpore, e a far riflettere sui metodi di controllo sulle operazioni di peacekeeping dislocate in diversi Paesi del Mondo. Secondo il rapporto pubblicato da Human Right Watch, soldati dell’Unione Africana dislocate in Somalia avrebbero stuprato alcune donne in cambio di aiuti umanitari. Come se non bastasse, ad aggravare la situazione vi è un rapporto delle Nazioni Unite di aver tentato di rubare soldi appartenenti allo Stato somalo depositati all’estero. E poi c’è la fame, che ormai da tempo minaccia la vita degli abitanti del Paese.

IL RAPPORTO DI HRW –  Secondo il rapporto, i soldati dell’Amison, forza internazionale finanziata anche da Unione Europea e stati Uniti, avrebbero sfruttato lo stato di bisogno delle donne che vivono nei campi rifugiati. Le donne, circa 1.700 in tutto, sarebbero state costrette, in alcuni casi anche attraverso l’uso della forza, a compiere atti sessuali in cambio di aiuti umanitari. La grande mole di dati raccolta dalle varie ong ha portato sinora all’apertura di un solo processo, che vedrà un soldato accusato di stupro ai danni di una minorenne.

RIVEDERE I CONTROLLI – Non è la prima volta, nel contesto di operazioni di peacekeeping, che accuse del genere vengono mosse contro componenti dei vari contingenti.  In Somalia avvenne durante la missione Restore Hope, e coinvolse anche membri del contingente italiano. Ma episodi di violenza a sfondo sessuale si sono verificati anche durante missioni di carattere internazionale in Congo, Bosnia, Kosovo, Cambogia e Timor Est. Una sequenza che fa inorridire, e che pone l’urgenza di rivedere i meccanismi di controllo e di denuncia verso i soldati che si macchiano di tali crimini.

SITUAZIONE TRAGICA – Nel Paese intanto la situazione è tragica. La crisi alimentare in Somalia non sembra trovare una fine, nella colpevole assenza della comunità internazionale e di donatori privati, sempre pronti in contesti più ‘redditizi’. Per non parlare poi del governo somalo, il cui Presidente, secondo un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite, ha tentato di appropriarsi dei fondi dello Stato detenuti all’estero.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: previous.press.tv

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