Siria, alla ricerca di una soluzione condivisa nel G20

Obama vs. Assad, Russia, Cina e Iran. Quale sarà il risultato diplomatico del G20?

Obama vs. Assad, Russia, Cina e Iran. Quale sarà il risultato diplomatico del G20?

San Pietroburgo – Prenderà il via nella giornata di domani il summit del G20 nella città russa di San Pietroburgo, in un drammatico clima internazionale, dominato dalla guerra civile in Siria e dai difficili scenari economici che quest’ultima potrebbe contribuire a rendere ancor più instabili.

L’attacco promosso dagli Stati Uniti d’America alle postazioni militari del regime di Bashar al-Assad sarà, chiaramente, il primo oggetto della discussione dei venti paesi più industrializzati (quattro per l’Europa, nove in Asia, cinque in America, uno per Africa e Oceania), sebbene non sia ancora chiaro se si riuscirà a giungere ad un accordo tra i due principali attori mondiali, gli Usa appunto e la Russia, paese che ospita il vertice.

A questo proposito, le parole del nostro premier, Enrico Letta, assumono una valenza molto forte: «Mi aspetto tre risultati importanti da San Pietroburgo. Spingeremo per un accordo Usa-Russia su Damasco, sulla lotta ai paradisi fiscali e quello sui negoziati per rilanciare il commercio internazionale. Ma il primo è sulla Siria».

Si tratterà, in sostanza, di trovare una conciliazione tra la posizione interventista di Barack Obama, che ha voluto comunque sottoporre l’azione militare al voto preventivo del Congresso (nel quale potrebbe trovare un insperato sostegno da parte dei repubblicani, con l’ex candidato presidenziale John McCain che si è detto favorevole all’attacco), e quella neutralista di Vladimir Putin, con la Russia da sempre vicina al regime di Assad.

La Siria è, comunque, vista come un problema di natura diplomatica da parte di quasi tutti gli stati europei. Italia e Germania, infatti, sono fondamentalmente contrarie a intervenire senza mandato Onu, mentre Regno Unito e Francia intendono appoggiare Obama nei raid alle postazioni dell’esercito regolare.

La Russia, indiscrezione delle ultime ore, si è però detta disposta a discutere della possibilità di una missione sotto l’egida delle Nazioni Unite, approvazione questa considerata come condicio sine qua non per entrare in territorio siriano, con lo scopo primario di alleviare la sofferenza della popolazione e porre fine alle continue stragi di civili.

Letta si è detto fiducioso che un accordo diplomatico sarà trovato, e in un’intervista al quotidiano romano Il Messaggero, ha precisato: «Con l’apertura che Obama ha voluto, spostando di due settimane la decisione dell’attacco, consente alla presidenza russa del G20 di utilizzare il summit per cercare un’intesa. Noi europei andremo lì per spingere questa soluzione».

Stefano Maria Meconi

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