Silvio Berlusconi, il caso limite della deriva italiana

Silvio Berlusconi, croce e delizia dell'Italia post-DC

Milano - Cosa siamo diventati, tutti noi italiani? Complici del malaffare, elettori consapevoli di un corrotto che giusto ieri ha ricevuto l’ennesima condanna: stavolta è concussione e sfruttamento della prostituzione, l’altra volta era corruzione, l’altra ancora pubblicazione di segreto istruttorio. La deriva italiana è ormai completa, «e ora guarda come siamo tutti imbruttiti», per citare Caro diario di Nanni Moretti. Parliamo, manco a dirlo, di Silvio Berlusconi.

Quest’uomo, questo personaggio politico per meglio inquadrare la situazione, ha governato l’Italia in tre occasioni, con quattro governi e, in tutti e tre i casi, il libero consenso elettorale si è espresso a suo favore, legittimandone la democratica elezione a Palazzo Chigi. Non è quindi possibile parlare di ottenimento del potere attraverso iniziative antidemocratiche, né è possibile intaccare la validità intrinseca del voto di milioni di concittadini, come più volte si è tentato di fare.

Silvio Berlusconi è, nei fatti, l’incarnazione dell’Italia e dell’italiano. Così come descritto nella lunga tradizione cinematografica e televisiva: tombeur de femme, appassionato di calcio, dedito al malaffare pur di raggiungere lo scopo prefisso. Ciò è intaccabile: due matrimoni e due divorzi, un fidanzamento con una donna che ha quarantanove anni meno di lui, presidente del Club più titolato del mondo, coinvolto in innumerevoli processi penali, al di là del risultato finale dei medesimi.

Dal 1992 in poi, complice la recrudescenza della violenza mafiosa – che ha privato la Patria delle figure di Falcone e Borsellino, tra gli altri – e lo scoppio di Tangentopoli, il paese è entrato in una spirale dal quale difficilmente potrà fare ritorno. L’antico Impero Romano che dominava sull’Europa e sul Mediterraneo, e che aveva importato il meglio della tradizione ellenica, è divenuto un impero ben più piccolo, dominato da un sistema politico corrotto (ovunque si posi il “guardo”, non vi è partito che non è stato toccato da scandali di ogni ordine e grado) e da una società incapace di auto-rigenerarsi, attraverso una presa di coscienza generale e complessiva.

Giungiamo al 2013, anno delle prime elezioni che dovrebbero segnare la fine ultima del berlusconismo, dominate dall’onda del MoVimento 5 Stelle che si prefigge di rivoluzionare l’Italia dalle fondamenta e da un Partito Democratico che si crede certo della vittoria. Votiamo – pur con la spada di Damocle dell’astensione – e ci ritroviamo un Parlamento tripartito, incapace di concordare sulle figure di garanzia delle Camere e della presidenza della Repubblica. Finiamo per accordarci su un esecutivo che vede messi insieme i nemici storici, PD e PdL, e sul rieleggere un uomo di 88 anni, al quale sarebbe stato ben più consono accordare una meritata pensione, alla guida dello Stato.

Non c’è nulla di male, si dirà, nella Große Koalition. In Germania funziona alla grande, nel Regno Unito a corrente alterna, addirittura in Finlandia il 41enne Jyrki Katainen guida un esecutivo appoggiato da sei partiti. In Italia, no. Ne esce fuori un governo raffazzonato, nel quale ministri uscenti e personalità scelte vengono messi a capo dei dicasteri quasi per caso, dove un medico occupa l’incarico di ministro dell’Integrazione e una diplomata con la maturità linguistica deve sostenere le sorti della Salute. Vista dall’esterno, vista dall’estero, appare come una situazione grottesca, e a giusta ragione.

Ecco che non solo Silvio Berlusconi – causa prima (o comprimario) della perdita di credibilità italiana – non è stato sconfitto, ma anzi è rafforzato per l’ennesima volta. Scende in piazza, da Bari a Brescia, insieme ai suoi fedelissimi che lo elogiano e lo incensano come il sacerdote fa con l’altare dove dirà messa. E cresce inesorabilmente nei sondaggi, sfruttando la naturale predisposizione dell’italiano a credere nelle favole e nei sogni. Nel mentre, quotidiani e televisioni di tutto il mondo si interrogano: perché Berlusconi è ancora il deus ex machina del centrodestra italiano? Perché fa il buono e il cattivo tempo della politica? E, soprattutto, perché gli italiani gli credono ancora?

Non c’è dunque da sentirsi indignati se i conduttori dell’edizione mattutina del telegiornale di TVE Internacional ridono sotto i baffi nel raccontare agli iberici le magnifiche sorti e progressive dell’ex premier italiano, così come quelli di France 24 parlino con sdegno del “giornale di proprietà del fratello di Berlusconi”, riferendosi a una testata che tenta di fare informazione, ma riesce solo a proporsi come organo di stampa ufficiale dell’imputato. In fondo, se Cuba ha Granma, l’Italia risponde con Il Giornale.

Lotta Kaihua e Pia Asikainen per le strade di Palermo vestite da suore

Il viaggio nella percezione dell’Italia in Europa passa di nuovo per la Finlandia, terra lontana, con la quale condividiamo poche cose, e che in molti bollano come “la fredda casa di Babbo Natale” (benché tutto ciò corrisponda a realtà, e la città di Rovaniemi sia ben nota località turistica per visitare la residenza di Santa Claus). Qui, negli scorsi giorni, è andata in onda la prima puntata di Sohvasurffajat, Surfisti del sofà, un documentario itinerante condotto e interpretato da due giovani finniche.

La prima puntata, corrispondente alla prima tappa, si è tenuta a Palermo: Lotta Kaihua e Pia Asikainen, ospitate da due famiglie palermitane, hanno potuto vedere in prima persona l’Italia e gli italiani, non mancando di sottolineare i “punti forti”: la negazione dell’esistenza della Mafia (con tanto di conversazione in siciliano stretto al bar), la famiglia riunita intorno al focolare che prega Dio prima di mangiare e poi si concede a luculliani pasti con venti commensali e stornellata finale, e la adesione al credo cattolico, con tanto di finte suore che vagano per la città, ridicolizzando (pur non dandolo a vedere) il bigottismo tipico. Un quadro non certo idilliaco, nel quale l’italiano viene raffigurato come Trimalchione, protagonista del Satyricon di Petronio.

Se non tutti gli italiani solo berlusconiani, cattolici e mangiatori di spaghetti, è pur vero che nel tempo si è andata consolidando questa immagine dell’Italia. Un’immagine sbagliata, della quale tutti – politici e semplici cittadini – dovrebbero vergognarsi, perché sminuisce millenni di storia e conquiste culturali, uccide la memoria di Leonardo da Vinci, Dante Alighieri, Rita Levi Montalcini, Maria Montessori e tutti coloro che hanno reso enormi prestigi all’Italia e all’umanità intera.

Un’immagine che deve essere rimossa, con una rivoluzione istituzionale, politica e socioculturale alla quale nessuno può e deve sottrarsi, per recuperare il prestigio e l’onore di essere italiani, in Patria e ovunque nel mondo, senza più l’infame etichettatura “mafia mandolino spaghetti Berlusconi”, ma con il dolce suono delle arti che gli italiani hanno contribuito a glorificare, creando quella Storia che è patrimonio universale.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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