Sicurezza nelle scuole. Lavori ancora in alto mare

sicurezza nelle scuole

corriere.it

La prossima settimana riapriranno le scuole per moltissimi studenti italiani ed è già polemica. Si perché molti ragazzi troveranno al loro ritorno la loro “vecchia scuola” ancora “non protetta”. Dopo il tragico accadimento nell’istituto elementare “Francesco Iovine” di San Giuliano di Puglia dove nel 2002 – dopo un crollo da terremoto, persero la vita 27 bambini e la loro insegnante – il governo italiano istituì degli interventi per la messa in sicurezza delle scuole. Misure che si concretizzarono in due “piani straordinari” entrambi inseriti nel Programma delle Infrastrutture Strategiche (PIS).

Il primo piano strategico deliberato nel 2003 dal CIPE stanziava 489,083 milioni di euro per un totale di 1594 interventi. Il secondo piano entrato in vigore con la legge 2/2009 ha previsto che il CIPE provvedesse all’assegnazione di una quota delle risorse nazionali del FAS (fondo aree sotto utilizzate) al fondo Infrastrutture. La cifra stanziata era di un miliardo di euro da dare in due soluzioni. La prima quota fu di 358,42 milioni di euro. Il 20 gennaio 2012 il CIPE assegnò altri 300 milioni di euro, la seconda parte del miliardo previsto.

La domanda che ora sorge spontanea è: ma di tutti questi soldi, quanti in realtà sono stati spesi per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche? E con la risposta a questa domanda nasce la critica. Infatti la cifra spesa è stata veramente residua: 73 milioni. Questo vuol che ad oggi pochissimi edifici sono stati messi in sicurezza. E l’inizio dell’anno scolastico è alle porte. Ma tutto ciò non deve stupire. La realtà dei fatti è che i lavori stanno andando a rilento. Per il momento l’unico progetto partito è il primo, quello dei 358,42 milioni di euro del 2010. Ed è proprio questo che fa molta fatica ad andare avanti. Dal ministero delle infrastrutture sono subito pronti a dare spiegazioni: «L’avanzamento finanziario del programma è stato rallentato dalla mancata attribuzione in termini di competenza dell’importo previsto nel programma» . In una parola sola, dopo aver espletato tutte le pratiche burocratiche ed aver firmato le convenzioni con gli enti attuatori, comuni, provincie ecc, di fatto i soldi non sono stati tutti inseriti nel bilancio, rallentando i lavori. Se tutto ciò non sorprende, non lascia comunque impassibili. La sicurezza, specialmente quella di giovani ragazzi, deve essere al primo posto all’ordine del giorno del governo. Il ministero dell’istruzione e dell’infrastrutture, nel frattempo, fanno sapere che l’attenzione è alta sull’andamento dei lavori; hanno censito una per una tutte le scuole che maggiormente necessitano degli interventi e stanno facendo il possibile affinché la situazione si sblocchi.

francesco profumo
Francesco Profumo

Una parte consistente di questi fondi ovviamente sono stati devoluti per i territori colpiti dal terremoto: per le strutture scolastiche abruzzesi sono andati 226,4 milioni di euro dei quali però solo il 19% è stato realmente utilizzato. Per quanto riguarda l’Emilia, invece, non è ancora definita l’assegnazione: per il momento sono stati avanzati 80 milioni d’euro ma ne dovrebbero arrivare altri 74. Ma anche in questo caso tutto è fermo. Per non parlare dei 259 milioni stanziati per le otto regioni del sud. In tutto 1809 interventi, la maggior parte dei quali, 488, in Campania. I cantieri, però, ancora non sono stati aperti. Anche qui i soldi non sono arrivati al bilancio. Bloccati per questioni giuridiche sono infine i 114 milioni affidati in gestione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato per le scuole del nord est. È tempo ora che il governo sblocchi la situazione, che i lavori ripartano o che, nel peggiore dei casi, finalmente inizino.

 

Stefania Galli

Foto || corriere.it; nerosubiancolive.unict.com

 

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