Sicilia, passa la finanziaria scritta dal Pd

Approvata la finanziaria votata dal Pd. Insorge il Pdl: «Ribaltone, intervenga Berlusconi»

di Erika Castorina

Palazzo dei Normanni, sede della Regione Sicilia

PALERMO – “Habemus finanziariam”. Dopo trenta lunghissime ore passate a discutere all’interno di sala d’Ercole, finalmente, si è levata una fumata bianca da Palazzo dei Normanni. Mentre i consiglieri, stremati dalla lunga maratona d’aula, tirano un sospiro di sollievo e il pericolo del decadimento di Ars e Governo è stato al momento scongiurato, le polemiche sulla neo-finanziaria da 800 milioni di euro non si placano.

A sollevarle il Pdl che non ha votato a favore della manovra finanziaria e, poiché il ruolo determinante è stato del Pd, denuncia un «ribaltone» all’ interno dell’Assemblea regionale siciliana non riuscendo, quindi, ad incassare il colpo. C’è un’anomalia, difatti, visto che il Pd ufficialmente dovrebbe appartenere all’opposizione e il Pdl alla maggioranza.

E così la manovra, votata da Pd, Mpa e Pdl Sicilia, il gruppo che fa riferimento ai finiani e al sottosegretario Gianfranco Miccichè, contribuisce ad infiammare il dibattito politico intorno alla “maggioranza” di Governo (Mpa, Pdl-Sicilia e Api) che da parecchio si trova in bilico.

Lombardo e Miccichè

Un’anomalia siciliana di cui ha parlato lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante la recente Direzione nazionale del Pdl, quando, durante lo scontro con il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il premier gli ha detto dal palco: «In Sicilia ci sono otto uomini tuoi nel Pdl Sicilia», rispondendo a Fini che poco prima aveva chiesto: «Perchè in Sicilia convivono due partiti, il Pdl e il Pdl Sicilia?». Questa anomalia, probabilmente, avrà contribuito ad accentuare la spaccatura tra Fini e Berlusconi ma in Sicilia, invece, è servita ad approvare una Finanziaria che serviva da tempo.

Il cuore della manovra è fatto da norme targate Pd, che ne ha scritto più del 70%, e riguardano un ritorno alla gestione pubblica dell’acqua, il credito d’imposta per l’occupazione, l’abolizione dei ticket sanitari sulla diagnostica e sugli esami di laboratorio per le famiglie con reddito basso, apertura pomeridiana delle scuole, zone franche urbane.

Un pacchetto di misure di cui il presidente Angelo Lombardo si ritiene soddisfatto tanto da definire questa finanziaria «la più densa e ricca di spunti riformistici che si sia vista». Mentre a proposito delle polemiche sollevate dal Pdl sostiene che «la coalizione con Mpa, Pdl Sicilia, Api e Pd, avvenuta in questi giorni, dovrebbe crescere e consolidarsi di più».

Parole un po’ pesanti che, alla luce della situazione odierna, vanno pronunciate con più cautela e inducono il segretario siciliano del Pd, Giuseppe Lupo, a tranquillizzare gli animi per non turbare gli equilibri all’interno del partito (tre deputati sono usciti dall’aula al momento del voto): «Il nostro sì alla finanziaria – spiega Lupo – non è un voto di fiducia al governo regionale, ma un atto di responsabilità nell’interesse dei siciliani».

Berlusconi e Lombardo

Per la verità, anche se il voto è stato determinante, il Partito democratico non ha mai  ammesso ufficialmente di fare parte della coalizione che governa in Sicilia ma il Pdl parla di un vero e proprio tradimento e sollecita già la resa dei conti chiedendo un intervento del presidente Berlusconi.

«È l’ufficializzazione del ribaltone del governo Lombardo – afferma il co-coordinatore siciliano del Pdl, Giuseppe Castiglione – del tradimento del voto degli elettori che adesso sono governati da una coalizione della quale fa parte il Pd che aveva perduto le elezioni e ora è parte integrante dell’esecutivo».
Il cosiddetto ribaltone probabilmente non è da considerare un tradimento anche se, di certo, connota una confusione politica che non può essere ignorata e di cui Berlusconi prima o poi si dovrà occupare.

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