Shutdown, nessun accordo tra Congresso e Casa Bianca

privacy, datagate

Barack Obama, il cui mandato scadrà nel 2016

Washington D.C. – Nulla di fatto nella riunione tra i leader del Congresso e Barack Obama, tenutasi nella notte alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, preoccupato per i risvolti che avrà lo shutdown sulle attività dell’amministrazione federale, aveva convocato i capigruppo repubblicani e democratici di Camera e Senato per discutere una possibile soluzione all’impasse politica. Da parte repubblicana, però, non c’è stato alcun passo in avanti.

John Boehner, presidente della Camera dei Rappresentanti e leader dei Repubblicani, ha detto chiaramente che «non si accetterà nessun negoziato», e che il Gop «reclama giustizia per il popolo nordamericano sull’Obamacare», la riforma sanitaria voluta da Obama ed entrata in vigore proprio mentre iniziava il blocco delle attività federali.

La questione posta dai repubblicani è che, per riavviare la macchina dello Stato, la riforma del mercato sanitario venga abolita, o quanto meno sospesa in larga parte, andando a colpire i circa 35 milioni di cittadini statunitensi che, con questo atto presidenziale, possono ora ricevere cure mediche grazie a una “assicurazione sanitaria statale”, un concetto ben lontano dalla nostra sanità pubblica e dal Welfare State di origine britannica.

Per evitare il prosieguo lo shutdown, infatti, il Congresso (spaccato tra Senato a maggioranza democratica e Camera a maggioranza repubblicana) deve aumentare l’estensione del “presupposto finanziario” (la copertura finanziaria delle azioni parlamentari), ma senza toccare il tetto del debito pubblico, pari a 16.750.012.310.791 dollari, ovvero quasi 53.000 dollari per ciascuno dei 313 milioni di americani, e in aumento costante di 1,86 miliardi di dollari al giorno.

Finché l’amministrazione pubblica non verrà riavviata, non solo aumenterà il debito, ma si sommeranno ridotti guadagni per 1,5 miliardi al mese, oltre agli 800.000 dipendenti statali che, senza stipendio, andranno a costituire un nuovo stop per l’economia, non potendo acquistare beni e servizi di nessun tipo. Una situazione che sembra palesare, ancora una volta, i dubbi sulla reale volontà della politica di “servire il Popolo”.

Stefano Maria Meconi

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