Shutdown, gli Stati Uniti si ribellano al blocco statale

«Due di queste persone verranno licenziate oggi se falliranno nel lavoro per il quale sono pagati. L'altra sarà rieletta». Una vignetta contro l'incapacità del Congresso di approvare leggi per il bene generale

«Due di queste persone verranno licenziate oggi se falliranno nel lavoro per il quale sono pagati. L’altra sarà rieletta». Una vignetta contro l’incapacità del Congresso di approvare leggi per il bene generale (da Facebook)

Washington – Lo shutdown delle istituzioni federali, scattato alla mezzanotte di ieri negli Stati Uniti d’America a causa del mancato accordo, nel Congresso, sul bilancio di previsione dello Stato, ha portato alla cessazione delle operazioni di gran parte delle istituzioni pubbliche: musei, parchi nazionali, ministeri, persino la Casa Bianca ha visto ridurre la sua operatività al minimo indispensabile, ovvero alla garanzia per la sicurezza del presidente e della sua famiglia.

La misura della “chiusura totale”, che venne applicata per l’ultima volta diciassette anni fa (con un costo, per le casse federali, di 2 miliardi di dollari), impedisce a tutti gli enti legati allo Stato di funzionare normalmente, con la conseguenza che anche gli stessi dipendenti non vengono stipendiati, mancando l’approvazione legale della copertura finanziaria necessaria.

Ecco perché, da due giorni, gli 800.000 lavoratori colpiti da questa misura saranno sicuri – se non verrà approvato il bilancio entro un tempo ragionevolmente breve – di non ricevere lo stipendio mensile, con un danno enorme per un’economia che, invece, aveva iniziato a ingranare la marcia della ripresa, e con la disoccupazione che tornerebbe, drammaticamente, a salire entro i dati del periodo 2009-2012.

«Non sappiamo quanto durerà tutto questo e non abbiamo idea di come potremo pagare le nostre spese». Questa la drammatica testimonianza di Terry Baber, un 55enne dipendente del National Museum of American History, una delle più importanti istituzioni culturali di New York e degli Stati Uniti, anch’esso chiuso a causa dello shutdown.

La situazione ha generato moti di protesta e azioni dimostrative in tutto il paese. A Washington, un centinaio di veterani provenienti dal Mississippi, sfruttando una falla nel ridottissimo cordone di sicurezza, ha occupato il monumento dei caduti della capitale federale, iniziando un picchetto di protesta e di solidarietà verso i lavoratori colpiti, che sono scesi in piazza, occupando le grandi strade della città. Anche i monumenti, come il Lincoln Memorial e la Statua della Libertà, sono stati interdetti alla visita dei turisti, in un clima di grande tensione per una nazione che, per contro, è da sempre abituata a toni più pacati.

Stefano Maria Meconi

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