Sfruttamento minori: in crescita il numero dei “piccoli schiavi invisibili”

Roma – Sono circa 2,5 milioni le vittime di tratta nel mondo, di cui poco meno della metà sono minori; quasi 21 milioni, invece, le vittime di sfruttamento sessuale o lavorativo, di cui 5 milioni e mezzo sono minorenni.

Questi sono alcuni dei dati emersi dal rapporto pubblicato da Save The Children qualche giorno fa, dal titolo Piccoli schiavi invisibili.

Smerciare bambini rende ricchi come con la droga e le armi

Repubblica.it

Una situazione resa ancora più macabra quando nel documento si legge che tale pratica «è considerata più remunerativa e meno pericolosa del commercio illegale di droga o di armi». Una vera e propria schiavitù dei tempi moderni che non sembra voler diminuire né a livello internazionale né nazionale.

In Italia, però, bisogna evidenziare una mancanza di dati aggiornati a riguardo per le difficoltà incontrare dagli operatori di reperire informazioni su questa forma di schiavitù “invisibile” alle statistiche. Fatto sta che, nel nostro Paese, sono 280 i minori vittime di tratta o sfruttamento identificati attraverso procedimenti penali tra il 2004 e il 2011; più di 5 milioni e mezzo gli indagati, fra il 2004 e il 2010, per “riduzione o mantenimento in schiavitù” (art. 600 c.p.), “tratta di persone” (art. 601 c.p.) e “alienazione e acquisto di schiavi” (art. 602 c.p.).

Secondo l’indagine svolta dall’associazione umanitaria, un fenomeno in evidente crescita è, soprattutto, quello dello sfruttamento sessuale su strada. Tra le 19.000 e le 24.000 il numero di persone che si prostituiscono in Italia; il 10% sono minorenni. La nazionalità registrata con più frequenza riguarda quella nigeriana e rumena, con la presenza di quest’ultima spiegabile, in parte, per la maggior facilità con cui è possibile accedere nel nostro Paese grazie alla cittadinanza comunitaria, della prima in seguito all’aumento degli sbarchi, via mare, nel corso del 2011.

Nella maggioranza dei casi si tratta di ragazze che provengono da un contesto familiare molto complicato, con un padre violento e alcolista, e che vivono in una situazione di povertà e marginalità.

Per quanto riguarda, invece, lo sfruttamento del lavoro a ottenere questo triste primato sono i minori di nazionalità soprattutto afgana ed egiziana. Sono circa 948 i minorenni non accompagnati provenienti dall’Afghanistan registrati nel 2011, 310 nel periodo gennaio-giugno 2012. Il motivo della partenza, nella maggioranza dei casi, riguarda la situazione di violenza e di guerra che vivono nel Paese di origine. Di solito il loro viaggio dura per mesi, transitando per la Grecia e poi per l’Italia, con destinazione Regno Unito, Svezia o Norvegia. Il bisogno di soldi, per continuare gli spostamenti, espone i giovani afgani a molti rischi tra cui quello di essere coinvolti in sfruttamento lavorativo o attività illegali.

Di minori egiziani non accompagnati, invece, ne sono sbarcati circa 1.989 nel 2011, a cui bisogna aggiungerne altri 286 nell’anno in corso. A sostenere le spese (costi che variano dai 4000 ai 10.000 euro) del viaggio sono le famiglie stesse, con parenti e amici che li mettono in contatto con il “B’saffar” (l’intermediario) e il “mandoub” (il mediatore), che organizzano il tutto dalla partenza all’arrivo. Una volta giunti sulle coste italiane, il rischio di essere sfruttati è elevatissimo: scarse informazioni e, soprattutto, l’intento di guadagnare denaro per ripagare il debito contratto dalle loro famiglie e per migliorarne le condizioni di vita.

Ulteriore fenomeno che non conosce freni è quello dell’accattonaggio, dove si è in presenza di sfruttamento sia fisico sia psicologico. In questo caso a esserne maggiormente coinvolti sono i minori di origine rom e della ex Jugoslavia. Spesso sono accompagnati nello svolgimento delle loro attività da altri giovani o adulti.  Principalmente il motivo è rintracciabile nella povertà in cui versano le loro famiglie.

altrestorie.org

Altro elemento allarmante che emerge da questo rapporto (tramite fonti dell’Europol) è la crescente connessione tra l’utilizzo delle nuove tecnologie e il reclutamento delle vittime di sfruttamento sessuale. Un ambito questo, però, ancora da approfondire in maniera più dettagliata a causa di una conoscenza ancora limitata del contributo di Internet su questo fronte.

In Italia ci sono stati dei progressi per quanto concerne la lotta a questo fenomeno, attraverso lo sviluppo di un piano nazionale antri-tratta, anche se vanno evidenziate alcune lacune nel nostro sistema, come la mancata ratifica della Convenzione di Lanzarote (ancora in fase di discussione in Senato), che consentirebbe un’armonizzazione delle leggi contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale di minori da parte di tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa.

Qualcosa si è fatto dal punto di vista penale con l’introduzione nel codice Rocco dellart. 603-bis che punisce il reato di “caporalato”, cioè l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Per non parlare del decreto legislativo 109/2012 mirato a sanzionare i datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi Terzi il cui soggiorno è irregolare.

L’auspicio di Save the Children per contrastare questa triste pratica è che il Governo italiano adotti ulteriori misure come: la promozione e l’adozione di procedure omogenee relative all’identificazione, alla presa in carico e all’assistenza dei minori non accompagnati, uno stanziamento di fondi che permetta il rafforzamento dei servizi specializzati alla loro accoglienza e protezione.

Il tempo ci dirà se questo auspicio si sia tramutato in realtà.

Giorgio Vischetti

foto|| repubblica.it; altrestorie.org; indire.it

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