Sex addiction epidemic: 9 milioni di americani sono malati di sesso

Il sesso come dipendenza. La ricerca spasmodica ed incontrollata di piacere, da quello più intimo, domestico a quello trasgressivo dei luoghi pubblici, dei club per adulti,  degli sconosciuti incontrati sul web. L’America ha scoperto la sex addiction epidemic, l’epidemia di dipendenza da sesso. Un vero e proprio boom, secondo i dati forniti dal celebre settimanale statunitense Newsweek, che – stando ai dati forniti dalla Society for the Advancement of Sexual Health – affligge oltreoceano più di nove milioni di persone, quasi il 5% della popolazione Usa.

Il sesso è una malattia per il 5% degli americani (addictionblog.org)

Un risveglio dell’identità sessuale che ha avuto un vero e proprio boom grazie alla diffusione della pornografia via internet e all’anonimato che la fruizione virtuale consente: fino a pochi anni fa, infatti, coloro che si recavano nei cinema a luci rosse o anche solo in un’edicola ad acquistare materiale pornografico dovevano fronteggiare l’imbarazzo che tale abitudine poteva provocare.

Ad analizzare la situazione con puntiglio è stata Tami VerHelst, vicepresidente dell’International Institute for Trauma and Addiction Professionals, che ha notato anche un notevolissimo ampliamento del vantaglio dei sex-addicted: fino a pochi anni fa erano infatti per lo più gli uomini tra i 40 ed i 50 anni ad andare alla ricerca di sesso compulsivo, magari con rapporti a pagamento o frequentando club privé. Adesso, invece, nella schiera degli “affamati” di sesso rientrano anche le donne, gli adolescenti e gli anziani.

Nel decorso inconsapevole della malattia si arriva spesso a dover fronteggiare casi limite, come quello riportato dal Corriere della Sera che parla della vicenda di Valerie, donna americana finita senza lavoro e senza due mariti a causa della sua sindrome da sesso compulsivo, che l’ha portata alla ricerca del piacere in tutte le situazioni e con tutti i tipi di persone. Con colleghi, subordinati e sconosciuti, ricorrendo anche al brivido della prostituzione spontanea per aumentare l’eccitazione che l’idea di essere pagata le dava. Solo lo shock seguito ad un tentato suicidio da overdose si farmaci l’ha salvata e convinta a ricorrere all’aiuto degli esperti.

Il problema, secondo le ricerche statunitensi, è infatti proprio quello dell’accettazione del proprio status: paradossalmente è più facile per un uomo ammettere di essere “malato di sesso” e ricorrere alle cure, mentre una donna più raramente riesce a fronteggiare il proprio problema. Un problema che è ben lungi dall’essere immaginario: i terapisti del sesso in America sono passati da meno di 100 a più di 1500 in meno di un decennio.

Francesco Guarino

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