Sesso a palazzo: quante chiacchiere!

Tra Napoli e Stracquadanio un botta e risposta sulle attività private dei parlamentari: la noia dello stereotipo

di Chantal Cresta

montecitorio
Montecitorio

Pare che uno degli argomenti di maggior spessore di cui si tratti in Parlamento sia il sesso. Se ne parla moltissimo (il che potrebbe lasciare suppore che, in realtà, se ne faccia poco), quasi mai a proposito e quasi sempre in modo talmente offensivo e goffo nei confronti delle donne da diventare motivo di incidenti istituzionali, ritrattazioni, smentite e complesse contorsioni dialettiche che hanno lo scopo di chiedere scusa senza farlo. Consideriamo gli ultimi 2 casi.

Circa una settimana fa, la deputata di Futuro e Libertà, Angela Napoli, durante un’intervista rilasciata a Klaus Davi, conduttore di Klauscondicio, primo programma di approfondimento politico via Web su You Tube, ha sbottato: “Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite. Purtroppo può essere vero e questo porta alla necessità di cambiare l’attuale legge elettorale”. Traduzione per i poco avvezzi al sottile linguaggio della diplomazia italiana: “È necessario cambiare il modo di selezionare i candidati alle liste parlamentari, secondo il quale si viene proposti non dopo una distinzione meritocratica ma da un garante”. Detto così sembra un semplice commento di carattere istituzionale. Detto dalla deputata, invece, è risuonato come una delle trombe di Gerico. Quelle hanno fatto crollare le mura della città biblica, questa – la Angela – ha fatto tremare i banchi “rosa” di Montecitorio al punto che mentre le parlamentari del Pdl (evidentemente quelle del Pd erano impegnate in altre faccende) stavano giustamente tuonando in coro per avere la testa della collega, lei era già davanti alla stampa a chiedere scusa.

E va bene. Capita di scivolare sulle bucce della politica e quelle italiane sono notoriamente insidiose dunque a maggior ragione si dovrebbe stare attenti. Invece, ecco che lo scorso 12 settembre, un altro deputato, sempre davanti a Klaus Davi (si vede che il conduttore ispira torbidi pensieri) ci ricasca. Giorgio Stracquadanio, berlusconiano fedelissimo e ideatore del sito Il Predellino dice la sua sulle osservazioni della Napoli: “È assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l’intelligenza o la bellezza che siano.” E poi ha continuato: “Se anche una deputata o un deputato ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato”. Neanche a dirlo scoppia di nuovo il caos anche perché il giornale La Repubblica ha titolato senza mezze misure, Stracquadanio: “Legittimo prostituirsi se si vuole fare carriera”, poi cambiato in Stracquadanio: “Legittimo usare in corpo se si vuole fare carriera”. In realtà i concetti del deputato Pdl erano altri, più generali. Egli parlava del corpo come mezzo di comunicazione, come atto pubblico e fenomenologico della realtà della politica che deve essere coltivato, curato sia intellettualmente che esteticamente. Private invece, secondo il pidiellino, sarebbero le eventuali lieson di letto tra deputati, capi lista o porta borse che siano. Come dire: tra parlamentare e candidato non mettere il dito.

Che tomboloni! Tanto più che i 2 episodi, osservandoli dall’esterno, esprimono alcuni sgraziati stereotipi della sub-cultura contemporanea italiana. Da un lato abbiamo la donna-che-sputa-veleno sulle altre donne, per di più colleghe. Si potrebbe definire “sindrome dell’invidia da ufficio” e prevede l’annientamento delle avversarie al ritornello di: “Se siete qui è solo perché siete delle sgualdrine!”. Davvero spiacevole. Tanto più che se la cosa si verifica all’interno (o all’esterno) delle aule montecitorine, questo spesso implica la totale mancanza di ragionamenti politici di qualsiasi natura che salgano anche solo di qualche centimetro al di sopra della cintura.

Angela Napoli, deputata FLI
Angela Napoli, deputata FLi

Dall’altro abbiamo lo snob-intellettuale-liberalista che aborre qualsiasi moralismo bollandolo come un inutile peso. E sia, ognuno la pensa come vuole. Peccato che Stracquadanio dimentichi che la politica è, innanzitutto, amministrazione della polis (Aristotele docet), cioè della città anche nel suo assetto etico, ovvero dei comportamenti e costumi. Meglio ancora se sono buoni, altrimenti è solo la Buon Costume che può porvi rimedio. Qualcuno forse ricorderà le trans di Piero Marrazzo, ex governatore del Lazio o la Cinzia di Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna o le D’Addario di Silvio Berlusconi, attuale presidente del Consiglio. Caro Stracquadanio, ha molta importanza chi si spupazza il politico di turno, altrochè!

E quindi? Quindi restiamo noi, i cittadini, a domandarci perché non invitino anche noi a Montecitorio a chiacchierare di sesso. Magari, portiamo un po’di droga e rock and roll: con due su tre, ci si diverte lo stesso.

Foto | via http://blog.panorama.it; http://upload.wikimedia.org;

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