Senza Moravia. Vent’anni dopo

Ricordo di un grande del Novecento, maestro di narrativa e di giornalismo

di Laura Dabbene

Alberto Moravia nella sua biblioteca

ROMA – Tentazione irresistibile è stata, nel titolo, saccheggiare a piene mani le parole con cui la Repubblica annunciava, 20 anni fa, la scomparsa di Alberto Moravia e aggiungervi una citazione da Dumas padre che non poteva essere più calzante. Ciò anche per la difficoltà di trovare parole adatte a ricordare un intellettuale di cui si è detto e scritto moltissimo sia in vita (Antonio Debenedetti lo definì a posteriori «lo scrittore più celebre e intervistato d’Italia»), sia dopo la morte. Difficoltà che cresce nell’attesa, per mezzo di penne ben più autorevoli ed accreditate, di interventi in memoria di un personaggio chiave nella storia culturale e letteraria nazionale.

Arduo competere nel tracciare un profilo di Alberto Moravia che esuli da uno sterile elenco biobibliografico ad alto fattore di noia per il lettore.  Impossibile, da non specialisti, azzardare un quadro critico dell’opera moraviana capace di valutarne la distanza storica e guardare alla sua poetica in chiave davvero attuale. Non resta che procedere per spigolature, e scegliere notizie sparse interessanti a sufficienza da rendere queste poche non un imbalsamato panegirico, ma un sentito invito a conoscerne e conservare l’eredità culturale di un maestro del Novecento.

«Lo scrittore più celebre e intervistato d’Italia» Moravia non divenne in età matura, ma a poco più di vent’anni, quando il suo nome non suscitava entusiasmi sia che usasse il cognome della nonna paterna (Moravia), che quello con cui era ufficialmente registrato all’anagrafe (Pincherle). Il manoscritto de Gli indifferenti piacque all’allora direttore della casa editrice milanese Alpes, Cesare Giardini, ma erano necessarie 5000 lire per la stampa e venne chiesto all’autore di coprire la spesa perché «non è possibile presentare in consiglio d’amministrazione un autore completamente ignoto».

Un giovane Moravia

Il giovane Alberto, naturalmente, non le aveva, ma il padre Carlo sì. E non gliele negò. Senza spendere un soldo Alpes si ritrovò tra le mani un best seller dal grande successo di pubblico e critica: le 1300 copie della prima edizione andarono esaurite in qualche settimana e seguirono 5 ristampe in pochi mesi. Solo gli esemplari della prima tiratura presentano la copertina illustrata a colori da Ubaldo Cosimo Veneziani, dettaglio che rende ancora oggi questi volumi vere rarità bibliografiche. Fu così che, grazie al suo talento e ai soldi di un padre che non venne mai gratificato dall’uso del suo cognome in copertina, ma che si vide restituire fino all’ultimo centesimo anticipato, da «autore completamente ignoto», Alberto Pincherle divenne Alberto Moravia.

Da allora lo scrittore non dovette probabilmente mai più pagare per pubblicare libri, ma si trovò di fronte a ben altri ostacoli: la censura fascista. Negarono infatti le autorità l’imprimatur presso Valentino Bompiani, suo editore esclusivo, al romanzo Agostino, scritto nel 1942. Si aggirò il problema grazie ad un amico dello scrittore, Federico Valli, e al suo marchio editoriale, Documento, che stampò nel 1944 un’edizione di lusso in numero limitato di 500 copie, con corredo iconografico di due litografie di Renato Guttuso. Ciò che non era lecito diffondere su larga scala e a livello popolare, poteva però trovare spazi di nicchia nella libreria di chi disponesse di denaro sufficiente per acquistare pensieri ed idee poco gradite al Regime. Quasi superfluo precisare che, dopo la fine della guerra, l’opera ebbe una nuova edizione corrente da Bompiani, a portata di tutte le tasche.

La locandina del film tratto dal romanzo di Moravia “Agostino”

Come scrittore tra i più intervistati d’Italia era quasi inevitabile che, proprio a causa di qualche intervista, Moravia potesse prima o poi correre dei rischi. Nell’ottobre 2000 comparve su “L’Espresso” l’intervista, raccolta ben 15 anni prima, di Renzo Paris. All’immagine diffusa di un Moravia che esprimeva giudizi attenti e precisi, ma cauti e mai sentenziosi, l’articolo sostituiva quella di un critico lapidario e senza peli sulla lingua, per cui Pasolini era un regista «interessato troppo alla patta dei pantaloni», Calvino un supponente «primo della classe», Elsa Morante una spregiudicata che «sarebbe passata sul corpo di sua madre pur di aver successo» e Dacia Maraini un’avventuriera incapace persino di «tenere la penna in mano». A chi credere? All’amico e “discepolo” Paris o agli intimi sodali che allora intervennero per difendere la memoria di un intellettuale che «dava giudizi sulla letteratura sempre molto personali, ma rispettosi e motivati» (Antonio Debenedetti) e mai si era sentito «giudicare con crudezza altri scrittori, […] sputare sentenze con astio e malignità» (Dacia Maraini)? Peccato tutto sia avvenuto in un momento in cui, purtroppo, al diretto interessato non era più permesso replicare.

Forse potranno aiutare ognuno di noi a ritrovare il vero Moravia tre volumi in uscita, ovviamente da Bompiani, in occasione di questo anniversario: la traduzione italiana della Biografia scritta da René De Ceccatty (dal 15 settembre), una raccolta di scritti moraviani sul cinema italiano a cura di Alberto Pezzotta e Anna Gilardelli (Al cinema, dal 1 settembre) e una collettanea dei reportages in Asia, Africa e Medio Oriente curata dall’amico e compagno di viaggio Andrea Andremann (Andando altrove, dal 15 settembre).

Meglio ancora potrebbe valere una visita all’Associazione Fondo Alberto Moravia Onlus, voluta da amici e famigliari in quella che fu l’ultima dimora romana dello scrittore, sul Lungotevere della Vittoria.

FOTO/ via http://www.ssccm.it/; www.agoramagazine.it; www.schermaglie.it; http://static.blogo.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews