Seconda fumata nera dal Conclave

fumata nera 2 conclave 2013 (varesenews.it)

La fumata nera è arrivata poco prima delle 12 (varesenews.it)

Città del Vaticano – Nera anche questa seconda fumata del Conclave 2013. Il fumo, alle 11.41, è stato inequivocabile, anche se meno spettacolare di ieri. Certo è che dopo le incertezze del fumo grigio del 1978, quest’anno vogliono essere sicuri.

La fumata nera significa che i cardinali non si sono ancora accordati e che la cristianità non ha un nuovo vescovo di Roma. Impossibile sapere cosa sia successo in queste ore nel segreto della Sistina ma è possibile fare un’analisi e cercare di capire quali potrebbero essere gli sviluppi futuri.
Il voto di ieri dovrebbe aver dettato un indirizzo generale, individuando alcuni nomi “papabili”: Scola davanti a tutti, poi Oelet e Scherer. Questa la versione più probabile stando alle voci che circolavano nei giorni scorsi.
Mentre nella notte i “capicordata” avranno lavorato per cercare di smuovere qualche voto, nelle due votazioni del mattino è probabile che i voti si siano distribuiti in maniera simile a ieri, magari polarizzandosi solo su due nomi. Quali possano essere è impossibile dirlo ma quello di Scola sembra il più gettonato.
Da qui in avanti, la discriminante dell’esito del Conclave saranno i numeri di queste votazioni.

Se Scola – o un altro – si è avvicinato a quota 77 in mattina, è possibile che le trattative del pranzo vertano essenzialmente sul recupero dei voti mancanti, magari convincendo un “ticket” altrui a spostarsi in massa, garantendo così l’elezione condivisa del Pontefice. D’altro canto, è possibile che, anche con un candidato forte, ci sia stata una altrettanto forte opposizione, vicina al secondo “numero magico”: 39. Con quel bacino di voti bloccato, nessuno potrebbe essere eletto papa. Accadde nel 1978, per due volte, e uscirono dal Conclave due outsider: Luciani ad agosto, Wojtyla a ottobre.
Cosa accadrà nel pomeriggio dipende esattamente da questi numeri: quanti voti sono andati al “capofila” o quanti voti si stanno preparando a “fare blocco”. Si potrebbe insistere su nomi già consolidati, riducendo le divisioni. Oppure si potrebbero cercare altri nomi, per coalizzare diverse correnti su un outsider. Oppure si potrebbe votare a vuoto, in un inutile braccio di ferro tra fazioni. Tutte strade che solo i cardinali conoscono.

C’è da aggiungere, in chiusura, che non si può considerare il Conclave alla stregua di una normale votazione. Anche senza tirare in ballo lo Spirito Santo, laicamente parlando è evidente che le scelte di voto dei cardinali non sono governate solo da questioni terrene e convincimenti politici. Prima di tutto, quei 115 uomini rispondo a una coscienza religiosa e agiscono pensando al destino soprannaturale della Chiesa. Spiegare il Conclave solo con gli schemi della politica rischia di fuorviare l’osservatore e di spingere a conclusioni erronee. E sarebbe oltremodo ingiusto per i convincimenti che fondano la religione che l’eletto dovrà guidare in una delle crisi più complicate della sua storia.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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