Sebastian Bach – Kicking and Screaming

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Sebastian Bach

Il canadese Sebastian Bach (al secolo Sebastian Philip Bierk) è una delle voci migliori che il panorama hard rock di fine anni ’80 abbia partorito. Esordisce giovanissimo con gli Skid Row, e si distingue immediatamente per le incredibili capacità vocali (soprattutto su disco) e la folta chioma bionda che faceva svenire le numerose fan di sesso femminile che il rock duro poteva vantare in quel periodo. Dopo una manciata di ottimi album (su tutti il capolavoro Slave to the Grind del 1991) il cantante si separa dalla band a causa di divergenze musicali, intraprendendo una carriera solista composta da numerosissime collaborazioni e una manciata di album solisti di buona fattura. A distanza di ben quattro anni dall’ultimo album, il discreto Angel Down, il biondo singer torna a farci compagnia con questo Kicking and Screaming, fresco di uscita.

Il disco si apre con la titletrack Kicking and Screaming, uno dei brani meglio riusciti del lotto. La voce di Bach non raggiunge più le vette da record degli esordi (gli anni passano per tutti), ma il cantante si dimostra molto versatile nell’uso della stessa, con un’ottima padronanza vocale soprattutto nei passaggi più rochi e aggressivi. La traccia d’apertura è una martellata di hard rock al passo con i tempi (il riff di apertura potrebbe essere stato rubato ai Black Stone Cherry, tanto per fare un esempio) ma, al tempo stesso, strizza l’occhio al classico sound degli Skid Row che furono: violenza, groove e tecnica.

My Own Worst Enemy si sposta su un’atmosfera più consona al metal classico, mentre con Tunnelvision si torna a martellare con un violento mid-tempo, condito da un ottimo assolo del chitarrista Nick Sterling, in grande spolvero per tutta la durata del disco. Dance on Your Grave si apre con un coinvolgente riffone di basso, in un altro capitolo molto felice del disco, nel quale la roca voce di Seb riesce con disinvoltura ad alternare urla squillanti con passaggi violenti e piuttosto arrabbiati.
Caught in a Dream prosegue sullo stesso binario dei due pezzi precedenti: groove di basso e ottime chitarre ritmiche, all’insegna del più classico hard rock. As Long as i Got the Music abbassa leggermente i toni, in un brano da non disprezzare, ma inferiore ai precedenti. I’m Alive è una buona ballad, il primo vero lentone del disco, mentre con Dirty Power e la successiva Live the Life, altra canzone ben riuscita, si torna a schiacciare il pedale dell’overdrive.

Dream Forever è un’altra piacevole ballad, anche se alla lunga risulta essere stancante. Bach si rifà subito dopo nella potente One Good Reason, con un cantato violento e una chitarra che segue a ruota la rabbia del cantante. Lost in the Night e Wishin concludono l’album: discreto ma non eccezionale mid-tempo la prima,

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Kicking and Screaming

discreta ballad la seconda.

Un album di buona fattura, piacevole, dedicato agli amanti dell’hard rock e ai (numerosi) nostalgici degli Skid Row, una band dal valore inestimabile, ma purtroppo finita troppo presto. All’alba dei 43 anni, il buon Sebastian Bach non raggiunge più le vette vertiginose dei dischi di gioventù, ma dimostra di essere ancora in grado di fare degnamente il suo mestiere. Meglio riusciti i pezzi veloci, rispetto ai lenti che escono purtroppo demoliti dal paragone con le numerose, splendide e indimenticabili ballad e semi-ballad dei tempi degli Skid Row.

Ad ogni modo questo Kicking and Screaming si dimostra un ascolto piacevole, ben prodotto, frutto delle doti di un musicista che ha ancora qualcosa da dire. Rock’n’Roll.

Alberto Staiz

Foto || allaradio.org; guitarword.com; revolvermag.com

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