Seb White, baby modello con la sindrome di Down fa riflettere

Seb White, baby modello con la sindrome di Down per Mark&Spencer, fa riflettere sulla reale inclusione sociale dei portatori di disabilità

www.mirror.co.uk

Il piccolo Seb White durante la campagna pubblicitaria per M&S

Bath (GB) – Succede, a volte, che i genitori facciano partecipare i propri bambini a provini per diventare modelli, facendoli sentire in qualche modo speciali. Ebbene, Seb White, speciale lo è davvero perché ha cinque anni, soffre della sindrome di Down ed è diventato modello per il noto marchio inglese Mark&Spencer. Anzi, Seb White non è speciale, bensì Uno come gli altri, anche secondo lo slogan lanciato dalla campagna pubblicitaria dell’azienda britannica.

LA MAMMA – La mamma di Seb, che si chiama Caroline Playle ma che in rete è conosciuta come Seb’s Mum, racconta di essere rimasta sconcertata, insieme al marito, quando ha appreso che il loro primogenito, Seb, soffrisse della sindrome di Down. La donna non si sentiva preparata ad affrontare una simile situazione, che allora vedeva come una condizione di diversità. Una volta nato il bambino, però, sia lei che il marito si resero conto che ‘diversità’ non voleva dire differenza ed esclusione e il loro timore si trasformò in amore e meraviglia. Da allora Caroline cominciò a inviare mail a tutte le aziende inglesi di marketing per sensibilizzarle sul fatto che le famiglie con componenti affetti da sindromi di qualsiasi genere non erano affatto rappresentate nelle campagne pubblicitarie. Le risposte non si fanno attendere: il colosso Mark&Spencer accoglie il piccolo Seb all’interno della sua campagna pubblicitaria Uno come gli altri.

SUCCEDE ANCHE NEGLI STATES – Lo scorso anno, un bimbo di sei anni di nome Ryan, affetto da sindrome di Down, diventò modello per il catalogo «Target». Da parte loro, i curatori del catalogo non hanno in nessun modo evidenziato il fatto che, tra i loro baby-modelli, ci fosse anche un bambino affetto da quella sindrome, aiutando così l’inclusione sociale del bimbo senza farlo sentire diverso dagli altri. Il che piacque a tal punto che la notizia si sparse un po’ per tutto il mondo.

Si tratta di notizie importanti, tuttavia la domanda è un’altra: quando smetteranno di ‘fare notizia’? Quando i bambini con sindrome di Down o in carrozzina o con qualunque altra sindrome appariranno insieme a tutti gli altri nelle pubblicità di tutti i giorni alla tv o sui giornali e non solo nelle pubblicità progresso? Solo allora l’inclusione sociale sarà avvenuta per davvero.

Mariangela Campo

Foto: www.mirror.co.uk

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