Se il Giorno della Memoria aiuta a dimenticare

Non solo la Shoah: il XX secolo è stato un portatore di morte straordinario, non dobbiamo mai dimenticarlo

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Giornata della Memoria 2016

Il Giorno della memoria è un momento cruciale della costruzione etica e morale della nostra società, perché mette al centro il ricordo di una delle pagine più oscure della storia contemporanea; l’Olocausto – lo sterminio sistematico e programmato degli ebrei in Europa – è stato uno spartiacque determinante nei rapporti tra i popoli e tra i popoli e la storia, tanto da essere eretto a monito per il ripetersi di errori futuri.
La Giornata della memoria serve a ricordare questo monito, ma rischia di passare con noncuranza sulle persone se non si ricorda che l’Olocausto non è stato l’unico genocidio della storia umana.

DIMENTICANZA – La narrazione post-bellica ha lasciato spazio nell’immaginario collettivo solo al massacro del popolo ebraico, a lungo unica tragedia a meritare il pieno rimpianto della comunità internazionale. L’orrore della Shoah ha anestetizzato le coscienze; la narrazione storica contemporanea ha assolutizzato l’evento-Shoah, spingendoci da una parte a dire “mai più”, dall’altra a non capire che quella posizione era già una menzogna in partenza.

genocidio armeni turchia

Immagini dal genocidio armeno in Turchia (piattaformainfanzia.org)

LA FAME – Il solo XX secolo presenta casi ancora più eclatanti di quello ebraico, purtroppo. Nemmeno un decennio prima l’Unione sovietica decise di affamare a morte l’intero popolo ucraino, fiaccandone le resistenze per annullare ogni spinta separatista rispetto al nuovo regime instaurato. Secondo i calcoli riconosciuti dalla storiografia, morirono sette milioni di persone, sacrificati sull’altare del comunismo e dei deliri di onnipotenza di Stalin.

LA NEGAZIONE – Se la Shoah ha avuto modo di emergere fin da subito nei libri di storia – purtroppo non per bontà dei liberatori, ma per opportunità strategica dei vincitori – esistono stermini di massa che non sono riconosciuti da tutti come genocidio ancora oggi; la vicenda degli armeni, sterminati nel corso della Prima guerra mondiale dal potere turco, è emblematica. Ancora oggi Erdoğan esige il massimo silenzio e la completa negazione di questo genocidio, anche perché “è avvenuto prima che la parola genocidio fosse inventata”. Il milione e mezzo di vittime, tuttavia, rimane un monito ben più grande di un lemma sul vocabolario.

ruanda hutu tutsi

Hutu e Tutsi: massacri incrociati in Ruanda

VICINI E LONTANI – Negli anni più recenti, invece, ben due genocidi si sono consumati, uno dei quali a due passi dalle nostre case. In Bosnia i dirigenti comunisti serbi si sono macchiati di azioni di pulizia etnica terrificanti, a carico dei musulmani bosniaci; i numeri superano le 250.000 vittime e Mladic, Karadzic, Krstic, Milosevic, Krajisnik sono stati processati all’Aia per i loro crimini.
Meno risalto ha avuto il genocidio avvenuto attorno al 1994 in Ruanda, dove morirono un milione di persone: Tutsi e Hutu, alternativamente, si macchiarono di stragi così efferate da mischiare spesso e volentieri vittime e carnefici, anche negli anni seguenti, con ripercussioni che perdurano ancora oggi. Essendo avvenuto nel cuore dell’Africa, tutto questo ha scosso molto meno l’opinione mediatica ed è quindi un genocidio più facile da rimuovere dalla memoria.

NON SOLO – L’elenco delle stragi etniche, politiche, culturali, religiose potrebbe proseguire per giorni. Se il 27 gennaio facciamo memoria – giustamente – l’orrore del nazismo e della assurda e disumana “soluzione finale”, dobbiamo tenere a mente che ci sono stati altri passaggi della storia altrettanto tragici e non possiamo dimenticarli o tenerli da parte. Nelle righe di sopra si sarebbero potuti ricordare il Darfur e le foibe, l’Indonesia e la Cambogia, la Georgia e i kulaki. Avrei anche potuto citare la Palestina, ma sarebbe stato l’inizio di una polemica difficile da comprendere.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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