Schwazer, la conferenza stampa: ‘In Turchia per il doping’

Alex Schwazer (blogosfere.it)

Londra – Alex Schwazer ha preso parte a una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo doping. Nelle sue parole l’enorme tristezza per quanto accaduto ma anche il peso di una vita sportiva mal sopportata, forse detestata. Un gesto, quello del doping, che suona quasi come un grido d’allarme di un ragazzo psicologicamente crollato sotto la zavorra dell’impegno sportivo professionistico. Senza che getti ombre sulla conduzione federale dello sport, quella che scrive Schwazer è una pagina di realtà che sfonda un sipario dorato attorno al mondo dello sport professionistico.

«Sono molto dispiaciuto perché sto buttando via tutti gli anni in cui mi sono allenato – ha detto chiaramente, scusandosi con amici, colleghi, tifosi, allenatori – ma sono anche contento che sia finito perché ora forse riesco a fare una vita normale». È il tema centrale della conferenza stampa, il sollievo per essersi liberato dal peso dell’attività agonistica. Anche il paragone con la fidanzata Carolina Kostner, pattinatrice professionista e campionessa del mondo 2012, non lascia dubbi: «Lei alla fine ama il suo sport, pattina perché le piace. Io lo faccio perché sono forte». La volontà di tornare a una vita normale e di lasciare lo sport è fortissima nelle parole del ragazzo altoatesino che, come racconta, avrebbe potuto facilmente aggirare il controllo che l’ha visto positivo, considerando che ciascun atleta può saltarne due su diciotto in un anno. La scelta, quasi farsi trovare volontariamente positivo, suona come una forte richiesta d’aiuto per un ragazzo che non ha saputo districarsi nelle difficoltà e nel peso del palcoscenico sportivo mondiale.

Schwazer non si tira indietro di fronte alle sue responsabilità: racconta ai giornalisti come si è informato su internet, come ha acquistato in Turchia i medicinali, anche corrompendo i farmacisti. Respinge però le accuse di doping a lungo termine, comprese le ombre gettate su di lui dalle frequentazioni con il dottor Ferrari, nome ricorrente in molte inchieste antidoping. «Ho fatto tutti i test e tutti i tecnici antidoping non possono che dire che ero pulito» – dice Schwazer, specificando anche che “dal casino con i ciclisti non l’ho più sentito”. Non cerca di coprire compagni di trasgressione, lo ripete, perché “io non voglio alcuna riduzione della mia pena: io non voglio tornare più, voglio una vita normale”.

C’è poi l’ora delle scuse. Per l’allenatore, Didoni, che aveva parlato ai microfoni Rai in lacrime anche lui, colpito dalla delusione per un ragazzo al quale aveva dedicato tempo ed energia. Per la fidanzata, Carolina, tenuta all’oscuro di tutto ma avvertita per prima della tempesta in arrivo. Per la famiglia, che gli è sempre stata vicino. E per l’Arma dei Carabinieri perché “se non ci fosse stata, io non avrei potuto fare questo sport”.

Sembra tanto l’ultima pagina delle favole, senza il “vissero tutti felici e contenti”. A dire il vero, questo è l’unico augurio che si può fare al ragazzo Alex Schwazer, guardando oltre l’atleta: di trovare un nuovo equilibrio senza la tensione della marcia, e di vivere felice e contento là dove ha trovato riposo la sua coscienza.

Andrea Bosio

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