Scandalo Regione Lazio: Fiorito in manette. Indagato anche a Viterbo

regina caeli

cronacalive.it

Roma Laziogate: è arrivata la svolta. Arrestato questa mattina dal nucleo valutativo della Guardia di Finanza Franco Fiorito, ex capogruppo PdL Lazio. L’accusa è quella di peculato. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip del tribunale di Roma su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. Si contesta all’indagato l’appropriazione indebita di una somma di circa un milione e trecento mila euro. Per il gip c’è il rischio di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Mentre Fiorito arriva nel carcere romano di Regina Caeli, la Guardia di Finanza attua una decina di perquisizioni, anche presso l’abitazione romana dell’ex capogruppo. Ma non solo, visto che nei giorni scorsi Fiorito ha ammesso «così hanno fatto tutti» buttando in questo vortice tutto il gruppo.

E pensare che qualche giorno fa ai microfoni di Skytg 24, per l’esattezza il 20 settembre, Fiorito affermava «spero di non aver fatto nulla per meritarmi il carcere. Altrimenti chi di competenza avrebbe già agito». Ed ecco che, con il concretizzarsi delle sue paure, l’ex sindaco di Anagni, da Cavaliere Oscuro si trasforma in una Cassandra de’ noantri, portatrice di sventure. Il ricorso comunque è già pronto, afferma il difensore der Batman Carlo Taormina. Duro, infatti, il commento del legale: «Lasciando perdere le espressioni sentite nell’opinione pubblica in questi giorni, sul piano tecnico non si può parlare di peculato per una giurisprudenza ormai costante. L’ipotesi di peculato non è pertinente. Quando il denaro pubblico entra nelle tasche di un partito, piaccia o non piaccia, diventa denaro privato», ha spiegato, «se ci si trova davanti a un reato questo è quello di appropriazione indebita, dove l’arresto non è consentito. Le esigenze cautelari per l’arresto non c’erano».  «Mi auguro – ha concluso il difensore – che questo rappresenti una svolta e che quindi adesso anche gli altri 70 consiglieri della Regione Lazio abbiano lo stesso trattamento».

Nel frattempo ieri è cascata un’ altra tegola sulla testa dell’ex capogruppo. E arriva direttamente dalla Procura di Viterbo che lo accusa di calunnia e falso. Ieri mattina, infatti, è stato sottoposto ad un interrogatorio durato circa cinque ore, dal pm Massimiliano Siddi che poi l’ha inscritto nel registro degli indagati insieme ad alcuni componenti del coordinamento regionale del PdL del Lazio. Al centro della questione alcune presunte fatture false. Secondo l’accusa Fiorito avrebbe personalmente o tramite terzi falsificato le fatture relative alle spese sostenute dall’ex capogruppo Pdl alla Regione Francesco Battistoni. Il fatto è nato da una denuncia per diffamazione a mezzo stampa contro il giornalista Paolo Gianlorenzo presentata dagli avvocati di Battistoni. L’oggetto in questione era la pubblicazione su internet di una decina di fatture relative alle spese proprio di Battistoni. Fatture che, secondo la procura, sono state palesemente alterate e quindi falsificate.

Il giornalista, nell’interrogatorio, ha sostenuto che le fatture in questione gli sono state date da qualcuno molto vicino a Fiorito. Quest’ultimo ieri durante l’interrogatorio ha affermato che quelle ricevute pubblicate sul sito internet non sono le stesse che lui stesso ha consegnato alla procura di Roma. «Il giornalista della testata online avrebbe dichiarato alla stampa che queste fatture gli sarebbero state fornite da Fiorito, per questo motivo la Procura ha chiesto di sentire il mio assistito. Ma Fiorito e questo giornalista non si conoscono, né ci sono stati intermediari per la consegna di fatture da una parte all’altra» – ha spiegato ieri Carlo Taormina. Inoltre, come avrebbe confermato Fiorito in altro interrogatorio tenutosi il 24 settembre scorso sempre nella stessa Procura, alcuni esponenti che ora sono stati inseriti nel registro degli indagati, avrebbero partecipato ad una riunione del PdL il 12 settembre durante la quale si decise di rendere pubblici attraverso la stampa alcune fatture del gruppo con lo scopo di denunciare i consiglieri spreconi. Quelle fatture però arrivarono sul tavolo della riunione già falsificate, non semplicemente ritoccate sottolineano i pm ma «fotocopiate e poi riempite con cifre false». Fotocopiate, secondo ciò che hanno scoperto inquirenti e investigatori, nell’ufficio di Vincenzo Piso coordinatore regionale PdL Lazio. Quel Piso che nelle regionali del 2010 non ha consegnato la lista PdL e che ora sembrerebbe coinvolto anche in questa inchiesta della Procura di Viterbo.

fiorito

Franco Fiorito

Ma come se non bastasse ieri mattina è stata anche ascoltata dalla Guardia di Finanza anche l’ex fidanzata di Fiorito, Samantha Reali. La donna ha ribadito di non sapere nulla di questo “sistema” ma ha ammesso di aver ricevuto tre dei quattro bonifici disposti dal suo ex fidanzato, per complessivi 7mila euro, anche se non sapeva quei soldi da dove provenissero. Questi bonifici sarebbero dei rimborsi spese che la donna avrebbe ricevuto per aver prestato servizio alla Pisana tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2012. Durante l’interrogatorio si è anche parlato della vacanza trascorsa dai due fidanzati in Sardegna nel 2010, vacanza a quanto sembra pagata con i soldi del partito. «Non mi sono chiesta da dove arrivassero i soldi – aveva dichiarato – in passato con Franco avevo fatte altre vacanze simili. Per me è stato un fulmine a ciel sereno il fatto di scoprire che quei soldi provenissero dal conto de PdL». Ma tutto questo è solo l’inizio. Si è appena smosso qualcosa. Ne vedremo ancora delle belle.

Stefania Galli

Foto || avvenire.it; cronacalive.it

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