Scandalo Petrobras, cause e conseguenze della “mani pulite” brasiliana

La crisi di Petrobras ha rivelato un sistema tangentistico di enormi proporzioni, nel quale risultano coinvolti diversi politici brasiliani

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Petrobras, il colosso petrolifero al centro delle indagini su un sistema di tangenti che potrebbe coinvolgere anche la politica (foto: estadao.com.br)

Da fiore all’occhiello a causa di un vero e proprio terremoto nelle istituzioni politiche ed economiche brasiliane. Sembra questa l’infelice parabola vissuta da Petrobras, gigante del settore petrolifero con sede a Rio de Janeiro. Un colosso dell’energia, il cui maggior azionista, con il 55% dei diritti di voto, è lo Stato brasiliano, che in pochi mesi è crollato sotto i colpi delle inchieste giudiziarie per tangenti, la cui portata continua ad allargarsi a macchia d’olio, coinvolgendo anche illustri esponenti della classe politica.

TANGENTI NEL MONDO – Il primo colpo alla Petrobras arriva nel novembre dello scorso anno, quando emerge che, tra il 2004 e il 2012, la compagnia avrebbe pagato consapevolmente prezzi maggiorati per la fornitura di beni e servizi, per poi redistribuire, sotto forma di tangenti, la differenza tra le somme spese e i costi effettivamente sostenuti. Nello stesso periodo, Maria das Graças Foster, amministratore delegato della compagnia, ammette di essere a conoscenza di uno schema di tangenti che si estende fino ad arrivare in Olanda, con la Smb Offshore che confessa di aver pagato bustarelle per un totale di 139,2 milioni di dollari ad alcuni dirigenti della Petrobras. La voragine si allarga e coinvolge anche l’ex direttore della compagnia, Paulo Roberto Costa e il faccendiere Alberto Youssef, che ammettono di aver ricevuto “commissioni” da grandi imprese nazionali.

OPERAZIONE “LAVA JATO” – Le successive indagini delle autorità fanno scattare l’operazione di polizia “Lava Jato” – autolavaggio – che ad inizio primavera porta in carcere per corruzione ex direttori e dirigenti di Petrobras, coinvolgendo anche le principali società di costruzioni brasiliane. Ne esce fuori un sistema particolarmente ampio e complesso, dal quale attingono a piene mani anche alcuni esponenti della classe politica brasiliana. Emerge difatti che i prezzi dei contratti che alcune società ottenevano da Petrobras venivano appositamente gonfiati del 3%, ovvero la quota spettante ai politici che avrebbero dovuto controllare il corretto svolgimento della gara d’appalto.

I POLITICI NEL MIRINO DELL’INCHIESTA – Una “pista politica” che ha conosciuto una forte scossa nella giornata di ieri, quando la Corte Suprema brasiliana ha accettato la richiesta del procuratore generale, Rodrigo Janot, dando il via libera alle indagini relative ad oltre cinquanta politici. Nel mirino degli inquirenti sono finiti diversi politici di spicco, tra cui i presidenti di Camera e Senato, Eduardo Cunha e Renan Calheiros, l’ex ministro dell’Energia Edison Lobao, l’ex ministro delle Finanze del governo Lula, Antonio Palocci e l’ex capo dello staff della presidente Rousseff, Gleisi Hoffman.

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Dilma Rousseff, la presidente del Brasile al momento non risulta indagata (foto: puentesur.mx)

LA DESTRA MINACCIA L’IMPEACHMENT – Immediata la reazione delle opposizioni, secondo cui il partito dei Lavoratori, attualmente al governo, avrebbe utilizzato una parte dei fondi ricevuti illecitamente per finanziare la campagna elettorale di Dilma Rousseff alle presidenziali del 2010. La presidente brasiliana non risulta attualmente indagata, ma è stata al vertice del consiglio di amministrazione della società dal 2003 al 2010. Aécio Neves, leader dalla destra e sconfitto dalla Rousseff alle ultime elezioni, ha dichiarato che chiederà l’impeachment nei confronti della presidente qualora le indagini dovessero evidenziare sue responsabilità.

LE TENSIONI NELLA MAGGIORANZA –  La pubblicazione dei nomi dei politici indagati rischia di creare fratture di notevole entità all’interno della maggioranza di governo. Sia Cunha che Calheiros, difatti, appartengono al Partito del movimento democratico brasiliano, il maggior alleato del Partito dei lavoratori nel governo e forza parlamentare di notevole peso, potendo contare su 66 deputati  e 5 senatori. Una situazione decisamente sgradevole, aggravata dalla delicata fase economica che il Brasile sta attraversando, caratterizzata da un’inflazione altissima e il crollo del real nei confronti del dollaro, entrambi a livelli record nell’ultimo decennio.

LE CONSEGUENZE SU PETROBRAS –  Notevoli anche le conseguenze che si stanno abbattendo sul gigante petrolifero. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, da settembre le azioni di Petrobras hanno perso il 64% del loro valore e i revisori  contabili, considerata l’incertezza relativo all’ammontare definitivo delle tangenti pagate, si sono rifiutati di firmare il bilancio del 2014 della società, che attualmente si trova esclusa dal mercato creditizio internazionale. Situazioni che hanno portato la società a trovare canali alternativi di finanziamento, vendendo alcune proprietà, tagliando i costi e interrompendo alcuni investimenti.  Una serie di misure che hanno portato gravi conseguenze nell’indotto, con alcune società legate a Petrobras che, a causa di un inevitabile effetto domino, ora rischiano il fallimento.

Carlo Perigli
@c_perigli

 

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