Sarkozy: Strauss-Kahn dice addio alla prigione e Sarko all’Eliseo

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy

Parigi – Niente da fare. Al presidente francese, Nicolas Sarkozy non ne va dritta una per riconquistare i consensi che 4 anni di cattiva amministrazione gli hanno fatto perdere. A partire dalle più recenti disavventure: la guerra in Libia.

A chi non ricordasse, era stato il Tappo francese a scatenarla. Anzi, di più. Si diceva pronto a combatterla da solo. L’avesse fatto, non avrebbe trascinato ¾ dei capi di Stato occidentali, tirandoli per i capelli (pure Berlusconi le cui chiome sono notoriamente poco robuste).

D’altronde, Sarko era convinto: pochi giorni bastano e avanzano per sconfiggere il raìs, ridare lustro alla propria immagine elettorale in vista della prossima tornata 2012, riaccreditare la Francia in suolo nord-Africano e gettare sul tavolo qualche affare petrolifero nel dopo-Gheddafi. Voilà, mesdames et messieurs les jeux sont fait!

Due mesi dopo, i ribelli hanno finito i soldi, Gheddafi è sempre al suo posto e Sarkozy non parla più di guerra per la libertà. A dire il vero, il presidente non parla più e basta. Sparito.

Elezioni – Il problema elettorale di Sarko, però, rimane. E’ un fatto che i francesi non lo vogliono, tanto che i sondaggi dello scorso mese lo davano stabile ad una media del 19% al primo turno. Un capitombolo numerico non solo per l’uomo – piuttosto permaloso (pare) – ma anche per il partito, l’Ump che egli rappresenta.

DSK – Eppure una speranza gliela aveva data Dominique Strauss-Kahn, o meglio Ophelia (al secolo Diallo Nafissatou), la cameriera-prostituta guineiana del Sofitel Hotel di New York che aveva accusato l’ex presidente del Fondo monetario internazionale di stupro. I fatti sono noti: lei urla all’aggressione, lui viene arrestato, costretto a dare le dimissioni dal Fmi e a ritararsi dalla corsa all’Eliseo. Poco prima dello scandalo DSK era il super favorito nonché unico candidato, tra i socialisti, che avrebbe potuto battere Sarko al primo turno, con punte del 60% dei consensi.

Per il presidente, DSK fuori gioco rappresentava una grana in meno e forse, un margine di possibilità di vittoria in più. Anche perché, in assenza di Kahn, la concorrenza socialista pareva spiazzata e frammentata.

Audry e gli altri – Fino a ieri, tra i primi nomi alla sostituzione di Kahn c’era quello di Martine Aubry. Un curriculum invidiabile: sindaco di Lille, segretario del PS e figlia di Jacques Delors, uno dei fondatori della Ue e ministro delle Finanze di Francois Mitterrand. Figlia d’arte, insomma, che con Kahn aveva stipulato un patto: sarebbe sceso in pista elettorale chi tra i 2 avesse avuto più consensi. All’Aubry era toccato fare un passo indietro ma dopo i fattacci newyorkesi si è rifatta viva, ottendendo nei sondaggi un dignitoso 30% al primo turno, contro Sarko sempre al 19%.

Non basta. Alla lista dei candidati al premierato del partito il prossimo ottobre, è arrivato anche François Hollande, ex leader socialista ed ex marito di Ségolène Royal, la concorrente per l’Eliseo sconfitta da Sarkozy nel 2007, anche lei in procinto di presentarsi in autunno. Hollande è stabile al 32% dei consensi, con una vittoria su Sarko – dicondo le previsioni di voto – del 65% al secondo turno. Un botto.

Dunque, a conti fatti, nella sinistra francese sono tutti contro tutti. La Aubry ha qualche chance ma ha la grave pecca di non essere televisivamente accattivante. Ségolène e Hollande paiono più interessanti a continuare i litigi coniugali in sede pubblica che correre alla presidenza. Lei sfida lui definindolo “l’uomo senza qualità” e lui ricorda a lei di essere stata “sconfitta”. (I figli, invece, rispondono a entrambi scongiurandoli di evitare certe figuracce).

martine aubry
Martine Aubry

Torniamo a oggi e a Sarkozy. Al momento, il Tappo osserva con attenzione gli sviluppi del caso DSK, recentemente rilasciato in ragione dell’inattendibilità di Ophelia e il suo presunto tentativo di lucrare sul potente politico inventando la vicenda dello stupro. Il presidente è impegnato a capire se Kahn abbia o meno intenzione di ripresentarsi alla corsa all’Eliseo. Se lo facesse, pare – da sondaggio pubblicato da Le Parisienne – che il 49% degli elettori sarebbero concordi. Quota che salirebbe al 60% tra i sostenitori della sinistra e addirittura al 65% per votanti socialisti.

Se, invece, Kahn non ritornasse sui propri passi potrebbe, comunque, decidere di sostenere la Aubry all’Eliseo e così facendo potrebbe far dimenticare a tutta la Francia le bizzarre abitudini sessuali, supportando la prima elezione di una donna alla Repubblica francese. E a Sarko continuerebbe a non andarne bene una.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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