Saranno staccate le macchine che tengono in vita Marlise Munoz

Marlise Munoz, cerebralmente morta, è mantenuta in vita per il feto di 22 settimane: il marito ha vinto la causa e l'ospedale staccherà la spina

marlise munoz

Una foto di famiglia per Marlise Munoz (ibtimes.com)

Fort Worth (Texas) – Le macchine che tengono in vita Marlise Munoz saranno staccate: così ha deciso il giudice di Fort Worth, in Texas, riguardo il caso della donna alla ventiduesima settimana di gravidanza dichiarata in stato di morte cerebrale. La decisione, richiesta a gran voce dalla famiglia, impone un passo indietro all’ospedale e alla legge statale, che impedisce la sospensione delle cure alle donne in stato di gravidanza.

LA STORIA – Era il 26 novembre quando Marlise Munoz fu rinvenuta incosciente dal marito: stabilizzata e ricoverata in ospedale, la donna non ha mai ripreso conoscenza ed è stata dichiarata in stato di morte cerebrale. Eppure è stata mantenuta “in vita” fino a oggi, nel tentativo di salvare il feto che porta in grembo, contrariamente alla volontà della famiglia, che ne avrebbe chiesto una celere dipartita. La decisione, presa dalla struttura ospedaliera, si basa su una legge del Texas, che obbliga a fornire le cure necessarie a una donna in stato di gravidanza: la sospensione delle misure che mantengono in funzione il corpo di Marlise Munoz rientrerebbe in questa casistica.

LA POLEMICA – A scatenare la discussione è stata la famiglia della donna, che ha richiesto, anche per via giuridica, l’esecuzione delle proprie volontà. A opporsi sono state alcune organizzazioni antiabortiste, convinte della necessità di dare una possibilità di vita al feto ancora in formazione: «c’è una vita coinvolta ed è quella del bambino che non è ancora nato», ha dichiarato Larry Thompson, procuratore a difesa delle posizioni dell’ospedale.
La famiglia ha ribattuto, però, che non si tratta di una donna in vita ma già morta, aggiungendo che il feto sarebbe «chiaramente anormale».

LA DISPUTA LEGALE – La polemica è arrivata quindi nelle aule di tribunale, dove la volontà della famiglia – e quella supposta della donna – si sono scontrate con le leggi del Texas e con le campagne antiabortiste.
Il giudice ha dato ragione alla famiglia, senza sovvertire però la legge texana: ha semplicemente stabilito che, nel caso di Marlise Munoz, l’ospedale non stesse applicando correttamente la legge, poiché la donna sarebbe già morta e, quindi, non più passibile di cure. Ha così stabilito che entro martedì tutti i macchinari che supportano il corpo della donna dovranno essere disattivati.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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