Sangue, cloni e l’alieno cattivo: “La cosa”, un film già visto

Kate Lloyd (Mary Elisabeth Winstead) è una giovane ricercatrice paleontologa che viene contattata da uno scienziato norvegese, il dottor Sander Halvorson (Ulrich Thomsen), per partire in direzione Antartide, al fine di analizzare una creatura assolutamente unica riguardo alla quale viene mantenuto il riserbo. Spinta dalla curiosità, decide di partire. Si uniscono all’impresa un folto gruppo di scienziati norvegesi e due piloti di elicotteri di nazionalità americana. Una volta arrivati sul luogo delle ricerche, Kate e il resto della spedizione si rendono conto di avere a che fare con una creatura aliena, ritrovata vicino ad un’astronave, e cominciano a studiarla. Ma le cose non vanno come avevano previsto: la notte stessa del loro arrivo, «la cosa» si sveglia e aggredisce, uccidendolo, un membro del folto gruppo: prima che possa tornare ad attaccare, riescono ad eliminarla con il fuoco, l’unica arma che sembra essere idonea allo scopo.

Sembra tutto finito, quando Kate fa una scoperta inquietante: l’alieno non uccide le vittime divorandole, ma clonandole e replicandone le sembianze. Dalle tracce che la giovane scienziata riesce a reperire, appare subito chiaro che qualcun altro è già stato attaccato e nasconde dentro di sé la forma di vita aliena, pronta a uscire allo scoperto e a duplicarsi. Inizia cosi una caccia fratricida, dove chiunque può essere alieno o umano senza apparenti differenze. Uno scontro all’ultimo sangue, non privo di colpi di scena, che si protrae fino alla fine del film, senza che questo coincida con la fine della storia.

Il film è un prequel  dell’omonimo girato nel 1982 e di ogni prequel si assume i rischi: la banalità e la scarsa originalità. L’idea di un alieno che uccide qualunque essere umano che respiri e si trovi a passare per caso nei paraggi, era già vecchia nel 1982: seguiva infatti il solco tracciato da una tradizione cinematografica già abbastanza corposa a quell’epoca e culminata in «Alien», vero capolavoro del genere, comparso nelle sale solo tre anni prima. Tuttavia, abbinare in quell’epoca la vita extraterrestre alla clonazione, parecchi anni prima della pecora Dolly, fu sicuramente una trovata brillante e che ha reso La cosa originale un “cult” della fantascienza.

Ad oggi, l’idea appare abusata e ricca di stereotipi già visti in vari e più o meno riusciti film: la lotta fra gli scienziati senza scrupoli e gli alieni mostruosi e cattivi, organismi in grado fra l’altro di sopravvivere sulla terra in qualunque condizione climatica e a qualsiasi attacco.

In conclusione, la pellicola non manca certamente di colpi di scena e attimi di ”suspance”. Ma non è mai in grado di terrorizzare lo spettatore: non esiste nessuna ricerca psicologica, neppure banale, delle nostre paure, nessun tentativo ben riuscito di toccare quelle corde in grado di far sobbalzare il pubblico sulle poltrone. Solo una sequenza di scene splatter e nauseanti. In sostanza, resta il sospetto che non sarebbe stato un grande film neppure se fosse uscito trent’anni prima. Ora è anche fuori tempo massimo.

Daniele Leone

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews