Russia, i video delle torture dei neonazisti ai danni dei gay

torture neonazista - net1news org

Foto via: net1news.org

Mosca – Ha fatto scalpore l’indagine condotta dal quotidiano tedesco Der Spiegel sui gruppi di estrema destra che stanno profileranno in Russia in questi tempi. In particolare il quotidiano tedesco ha visionato alcuni video che testimoniano le torture subite da alcuni omosessuali perpetrate da alcuni neonazisti appartenenti a un gruppo denominato Occupy Pedofili, raccolto attorno a Maxim “Tesak” Martsinkevich, un leader estremista molto popolare sul web.

MAXIM “TESAK” MARTSINKEVICH – Noto militante skinhead, con 190 mila fan sulla sua pagina VK.com – il clone di Facebook utilizzato dai ragazzi russi -, Tasek pubblica da diversi mesi video che testimoniano alcune efferate violenze e torture nei confronti di giovani ragazzi colpevoli, per i neonazisti, di esser gay. Immagini di estrema violenza nelle quali i giovani omosessuali finiti nelle mani del gruppo estremista vengono torturati: i giovani gay si inginocchiano di fronte a Tasek, mentre lui li rasa e li pittura sulla testa con i colori che compongono la bandiera dell’arcobaleno, simbolo della comunità gay.

I VIDEO – In alcuni filmati i gay sono costretti a simulare un rapporto orale con degli enormi giochi sessuali, e a volte vengono ricoperti di un liquido che sembra essere urina. In un video due gay sono costretti a ballare insieme mezzi nudi, mentre uno di loro piange. Oltre alle torture psicologiche presenti anche pestaggi e violenze fisiche, durante le quali l’immagine sfuma e una ironica scritta “No alla violenza” appare in sovraimpressione. Infine i gay sottoposti al pestaggio vengono derubati della loro carta di identità, che viene copiata e diffusa in rete, con un’enorme scritta «Homo» a coprire gli altri dati anagrafici.

LA FUGA - Le autorità di Mosca, dopo un lungo periodo di inattività, si sono mosse contro Martsinkevich, che è stato costretto a lasciare il paese per evitare un possibile arresto. Tesak è stato condannato per incitamento all’odio etnico, mentre già nel 2009 gli erano stati comminati tre anni e mezzo di prigione per una finta esecuzione di un trafficante di droga tagiko davanti alla macchina da presa e il collocamento del video su Internet.

Foto homepage: giornalettismo.com

Alberto Staiz

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