Russia, Apec 2012: le ambizioni del Cremlino

Mosca - Al 24esimo vertice Apec 2012 la Russia ha ribadito le proprie intenzioni: presentarsi come potenza leader e fungere da importante anello di congiunzione tra UE e Asia.  Il progetto di un’unione Eurasiatica guidata dal Cremlino è il sogno proibito di Putin. Ma l’obiettivo, oggi, è da considerarsi ancora lontano?
Alla luce dell’Unione doganale dello scorso anno tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan e di odierni possibili accordi che ne prevedrebbero l’entrata della Nuova Zelanda e del Vietnam, è chiaro come Mosca stia aggiungendo sempre più mattoni alla propria agognata, inedita struttura. E le esortazioni di Putin nel corso del summit riguardo un’integrazione economica della regione Asiatica risultano decisive a tale proposito.

L’Unione Eurasiatica di Putin.  Al summit per la cooperazione economica Asia-Pacifico da poco conclusosi, gran parte dell’attenzione è stata catalizzata dalla Russia, paese stavolta ospitante- non a caso- il vertice imprenditoriale. Gli scopi del Cremlino erano chiari e sono stati ben esposti dal primo vicepremier Igor Shuvalov: «Nel giro dei prossimi cinque anni il nostro commercio estero si dovrà focalizzare verso l’Asia e garantire alti tassi di crescita nell’Estremo Oriente. Entro dieci anni vogliamo che il nostro giro d’affari con gli stati dell’Apec cresca fino a superare quello che abbiamo con l’Ue».  A Vladivostok la Russia vira ad Est e ciò in fondo non deve sorprendere: solo qualche anno fa sul quotidiano Izvestija Putin aveva esposto il suo ambizioso progetto, un’Unione Eurasiatica con leadership russa- ed una propria moneta- simile all’UE, nei confronti della quale avrebbe dovuto fungere anche da ponte coi dinamici e ricchi paesi dell’Asia-Pacifico. L’Unione doganale del 2011 con Bielorussia e Kazakhstan rispondeva a questo obiettivo, così come gli intensi anche se altalenanti rapporti intrattenuti con la Cina, ed oggi l’Apec ha segnato un altro successo nella rotta verso il nuovo polo dei sogni.

I successi di Vladivostok  «Il futuro della nostra rapida crescita si realizzerà quando avremo due piedi saldi: non soltanto europeo, ma europeo e asiatico», parola di Shuvalov, ed i successi russi nell’Apec si inquadrano in questa ottica. Lo sviluppo economico inseguito del Cremlino in direzione Est sembra garantito da: accordi per aumentare le esportazione russe verso i paesi membri del summit, promessi interventi importanti sulla Transiberiana- la linea ferroviaria fondamentale per i commerci tra Europa ed Asia – e assicurazioni di incremento del traffico merci per i porti marittimi russi, soprattutto quelli situati sull’Oceano Pacifico. Assicuratasi anche la carica di garante «della stabilità energetica della regione», la Russia si è impegnata in un sviluppo delle infrastrutture necessarie. Puntare verso l’Asia è necessario: Mosca deve poter sfruttare quell’immenso mercato di gas che entro tre anni garantirà forti esportazioni.

L’integrazione regionale rappresenta, ad ogni modo, il fulcro del discorso di Putin al meeting imprenditoriale; auspicata dal leader russo, che l’ha promossa come spinta indispensabile per lo sviluppo economico mondiale. Un’integrazione regionale ed economica dipinta da Mosca nei suoi più immediati vantaggi: in tempi di crisi come quelli che stanno attanagliando l’UE, un’unica azione economica coordinata garantirebbe maggior sicurezza ai paesi legati al gruppo euroasiatico.

La strada verso l’Asia appare ormai spianata e con l’Apec 2012 la Russia ha provveduto a ritagliarsi una posizione di preminenza nell’intera, florida, regione.

Valentina Medori

 

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