Ruby e quel ‘non era il caso’

Ruby

Silvio Berlusconi durante un processo

Che Silvio Berlusconi abbia governato male, anzi malissimo, il nostro Paese lo sanno anche i sassi: la presunta rivoluzione liberale si è rivelata più uno spot al quale un ventennio di generazioni cresciute a ‘pane’ e ‘bum-bum-bam’ ci è cascato clamorosamente.  Ma che alla luce della sentenza di appello per il Ruby bis  con l’assoluzione dell’ex cavaliere del reato di concussione e prostituzione minorile, si continui ad avere disonestà intellettuale e non ammettere – contro ogni evidenza – quanta certa magistratura ha fatto danni, beh allora siamo al martirio della coscienza e del buonsenso.

LA SCONFITTA DELL’ACCUSA - Il mai-caso Ruby non doveva neanche nascere per la mancanza dei più elementari presupposti giuridici, non morali: le cene non erano probabilmente solo eleganti e benché meno il dopo cena. La vicenda evidenziava tutta l’involuzione morale di questi anni per cui potere, sesso, soldi e ricatti facevano di Berlusconi l’archetipo della non sobrietà, del cafonal sublimato a virtù. Ma l’irruzione spregiudicata della Procura nel privato fin dentro le lenzuola, in cerca del nulla e a scapito di prove tangibili ci hanno consegnato una parte parte della magistratura ipertrofica, talmente piena di sé da poter fare un processo sul niente. Per dirla con le parole di Piero Ostellino sul Corriere «se, nel corso di un processo, non si trova la (supposta) vittima del puttaniere, il sopruso di cui il puttaniere è accusato non è ‘una categoria della realtà’, una prova giudiziaria, ma scade a ‘teorema’ del magistrato».

FRA MORALE E DIRITTO - La riforma della sentenza di primo grado è dunque importante poiché – e leggeremo il testo completo con le motivazioni - il fatto non sussiste, il concusso non c’è, Ruby è vittima di un mondo fatto di reality e selfie narcisistici e sopratutto non c’è prostituzione minorile, non c’è il reato. E onestà giuridica e morale chiede di ri-accreditare a Berlusconi quello che gli è dovuto perché saremo ingiusti.In questa storia c’è tutto il finto perbenismo di molti italiani e di certa stampa che si straccia le vesti per le notti di Arcore e poi ha la morale che non ti aspetti, tipico di chi scambia vizi e virtù a seconda degli opportunismi. E il tentativo contorto  quasi teatrale – alla greca – da parte dei pm di rappresentare il mostro perché noi avessimo la catarsi purificatrice si è schiantato davanti alla fermezza alla semplicità gravosa del diritto per cui se non c’è il fatto non c’è reato.Lo dicono giudici, nonostante  la Boccassini.


Giuseppe Trapani 

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