Rompicapo a New York – ultimo capitolo di Cédric Klapisch

Cédric Klapisch
Non sempre un autore riesce a definire una sua opera completa. A volte non dipende dalla sua volontà, come ad esempio a La messa da Requiem di Mozart  o la Turandot di Puccini. Altre volte è l’autore stesso a non essere soddisfatto. Ritiene che alla sua creazione manca un tassello, un finale differente o una trama diversa. Ed è questo il caso di Cédric Klapisch che ha finito di girare Rompicapo a New York, il terzo capitolo della “trilogia di Xavier”, iniziata con il film L’appartamento spagnolo e seguitata con Bambole russe, nelle sale italiane dal 12 giugno.

A VOLTE RITORNANO – Sono passati otto anni dall’ultima volta che il pubblico ha visto Xavier, il quale non ha ancora messo la testa a posto; anzi qual poco che ha fatto ha reso la sua vita più complicata. La vicenda questa volta si sposta oltre oceano, a New York, dove Xavier (Romain Duris) fa di tutto pur di stare insieme ai suoi due figli. In mezzo al caos colorato di Chinatown, la vita di Xavier viene travolta da un vero rompicapo fatto di separazioni, problemi di lavoro, matrimoni lampo, immigrazione, genitori gay, lavoro nero e molto ancora: tutto disordinato e nevrotico come il racconto che è in procinto di scrivere. Ad accompagnarlo in questa avventura, ci saranno i figli Mia e Tom, la disponibile Ju e, soprattutto, le tre donne più importanti della sua vita, sempre presenti in tutti i film, cioè Isabelle (Cucile de Fornace), Wendy (Kelly Reilly) e Martine (Audrey Tautou).

Cédric Klapisch

MESSAGGI E MONTAGGI - Film simpatico, leggero, interessante se abbinato ai suoi precedenti, un po’ meno se preso indipendentemente. Un suo pregio, però, è che si contestualizza da solo: anche chi si fosse perso i due film precedenti, riesce a capire benissimo tutto. Particolare da notare, più delle riprese vere e proprie, è il montaggio dei titoli di testa, dove vediamo i volti dei protagonisti, cambiati nel corso del tempo. Alcune scene sono importanti e portano, a loro interno, messaggi divertenti e significativi. Queste vanno dall’esilarante, come quelle che dimostrano l’importanza del conoscere una lingua straniera, al riflessivo, come quelle che ci mostrano una generazione di quarantenni che, in alcune cose, ancora non cresce. La sceneggiatura, infine, è ben scritta, anche se non troppo originale. Il regista, però, si giustifica: «Proprio come Xavier ne L’appartamento spagnolo, ero stato uno straniero a New York, dove avevo studiato. A New York ho girato le prime sequenze, ho pensato per la prima volta ad una sceneggiatura da scrivere (…) C’era una strana logica nel tornare con il terzo capitolo delle avventure di Xavier dove tutto è cominciato».

Il film è da tre stelle su cinque, a meno che non si sia appassionati della serie o si sia curiosi di sapere come sono diventati i personaggi. Per quanto sia giustificabile il desiderio del regista, non si può osannare un ulteriore capitolo di un film che ha già avuto successo. Se si prende il film nella filmografia del regista, lo si può definire, usando le parole di Xavier, una «minestra riscaldata». Prima di fare giudizi avventati, però, è giusto aspettare un’altra opera di Klapisch, a meno che non sia tra otto anni e seguiti a parlare di Xavier e le sue donne.


Francesco Fario

 

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