Roma sunu Senegal

Roma - Roma sunu Senegal in lingua Wolof (lingua parlata in Senegal) vuol dire Roma il nostro Senegal. E’ un frammento di storia dell’immigrazione dal Senegal raccontata in alcuni scatti fotografici di Roberto Cavallini. L’esposizione resterà a Roma presso la Casa della Memoria e della Storia ancora per altri dieci giorni. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione in collaborazione con l’Associazione di Volontariato Roma XVI con l’Africa e il coordinamento organizzativo del Servizio Spazi Culturali della V.U.O. del Dipartimento Cultura, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Alla mostra è stato abbinato un breve video proiettato a ciclo continuo dove, attraverso le numerose interviste realizzate, si dà voce in prima persona ai protagonisti di questo percorso umano e sociale.

L’autore ha cercato di raccontare per immagini il processo di integrazione della comunità senegalese che ha toccato la capitale, nello specifico il XVI municipio, dove le sofferenze, le gioie e le delusioni si snodano nel fluire dell’arco temporale di circa tre- quattro anni, dal 2006 al 2009. Un lasso di tempo che ha visto come attori, da una parte, i membri della comunità senegalese e, dall’altra, gli abitanti, le scuole, le associazioni di volontariato e le istituzioni territoriali del XVI municipio che hanno avuto, in questa vicenda, un ruolo e una funzione decisiva.

Gli scatti di Roberto Cavallini mostrano che è possibile mettere in atto processi di integrazione e di incontro tra popoli e culture diverse se si parte da un pregiudizio, quello che vede nella diversità una fonte di scambio e di ricchezza. Nel 2006 nel residence vivevano circa cento, centocinquanta senegalesi, accanto ad un gruppo molto nutrito di Rom. Il residence era un luogo di incontro anche per chi abitava altrove e tornava a trovare gli amici e, durante il Ramadan, vi si recava a pregare. Gli scatti raffigurano proprio questo, oltre a donne che preparano pasti caldi, musicisti coinvolti in concerti, percussionisti, danzatori, pittori, barbieri, bambini sulle spalle o in braccio ai propri genitori e tanto altro. Si tratta per lo più di scene di vita quotidiana, semplici e commoventi. Sono immagini forti e ben composte, in un bianco e nero “classico” dalla stampa molto accurata.

Il titolo della mostra, “Roma sunu Senegal”, l’ha formulato una sera lo stesso Cavallini, insieme al senegalese Ibrahim, mentre stavano pianificando come raccontare la vita del residence. Purtoppo quelle parole hanno cambiato significato. Infatti, Roma in un primo momento è stata la patria dove la comunità senegalese ha iniziato a costruirsi una nuova vita. Adesso, invece, Roma è la patria che non li ha accolti e dalla quale sono stati costretti ad andarsene di nuovo. Per alcuni, quindi, la capitale è diventata quel Senegal dal quale erano partiti la prima volta. Quel ritorno è stato una nuova emigrazione…

Chiara Campanella

FOTO Via http://specchioincerto.wordpress.com

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