A Roma in mostra i Capolavori del Musée d’Orsay di Parigi

Degas

Degas

È ancora una volta il Vittoriano ad ospitare una collezione artistica meravigliosa che sarà esposta a Roma fino al prossimo 8 giugno, nella Mostra Musée d’Orsay. Capolavori, una selezione di opere straordinarie, realizzate dai grandi maestri francesi tra fine ottocento e inizio novecento. Dopo la Mostra Cèzanne e gli artisti italiani del ‘900 infatti, continua l’attenzione italiana per quell’arte che fu al tempo stesso avanguardia e modernità, scandalo e rinnovamento. D’altra parte, il Museo d’Orsay nasce proprio per collocarsi, nella cronologia della storia dell’arte, tra il Louvre e il Musée national d’art moderne, quale contenitore di un ottocento alle volte scomodo, ostico nei confronti delle prime opere impressioniste, ma che lo Stato francese, fortunatamente, non ha comunque lasciato agli acquirenti privati stranieri.

INCUBATRICE DELL’ARTE - A questa gelosia si deve forse la lungimiranza del d’Orsay che, nonostante le polemiche e le resistenze di chi guardava alle opere impressioniste reputandole spazzatura emblematica della degenerazione morale, non se le è di certo fatte scappare, diventando l’incubatrice privilegiata che ha custodito, fintanto che la storia non ne fu pronta, capolavori incompresi che sarebbero poi stati riconosciuti inestimabili.  Oggi, il sodalizio tra Roma e Parigi, che l’Assessore Flavia Barca tiene a sottolineare anche in vista del Progetto Tandem, che concretizza questo scambio culturale fondato sulla condivisione italo-francese della conoscenza, del patrimonio e dell’esperienza, li ha portati a Roma e li ha organizzati al Vittoriano lungo un percorso attento alle evoluzioni pittoriche che, dalla fine dell’ottocento, sfiorano le soglie della Grande Guerra.

IL PERCORSO DEL D’ORSAY AL VITTORIANO – Come sottolinea Xavier Rey, Direttore delle collezioni e conservatore per il Musée d’Orsay, la Mostra Musée d’Orsay. Capolavori è articolata in cinque sezioni: la prima è centrata sui Salon, ovvero rappresenta il nucleo originale della collezione d’Orsay che, pertanto raccoglie i dipinti dell’ultimo ‘800, da Cabanel a Henner, arrivando al realismo di Coubert. La seconda sezione raggruppa invece i primi straordinari esempi dello studio impressionista, dunque Pissarro e Cézanne, Monet e Bazille, Seurat e Sisley. La modernità della terza sessione però, resta insuperabile: basterebbe da solo Berthe Marisot di Manet, e invece si resta di stucco davanti a Le bain di Stevens o a Un palco al Théâtre des Italiens di Eva Gonzalés e si continua a sospirare davanti a Geoffroy, Renoir e Degas. È invece ancorata al simbolismo la penultima sezione della Mostra, un genere ampio, che include la ritrattistica come il paesaggio, purché si parli sempre di opere impreziosite da un particolare contenuto emotivo: è il caso, ad esempio, di Hvile (Riposo) di Hammershøi, l’opera più silenziosa della categoria, ma che al tempo stesso si rivela la più potente di tutte. Termina il percorso la sezione eredità, quella che si considera lasciata dagli impressionisti alle generazioni successive: ammirare La logge di Bonnard, La dame au jardin clos di Denis e, soprattutto, Le jardin de l’artiste à Giverny di Monet, vale forse la mostra intera.

La locandina

La locandina

COSA MANCA AL VITTORIANO - Insomma bella, anzi bellissima, la collezione che il Musée d’Orsay ha portato al Vittoriano. I capolavori ci sono e tanti lasciano seriamente basiti davanti alla potenza dei loro colori e alla pennellata alle volte tridimensionale, altre essenziale, della loro fattezza. Giusta anche la scelta di dedicare, ad apertura della Mostra, una panoramica dello sviluppo e della trasformazione della Gare d’Orsay nel complesso museale che è oggi, rinnovato ancora nel 2011. D’altra parte, come già precisto, il Musée nasce come incubatrice dell’arte refusé, risolutrice per lo meno del dibattito che si apriva alla morte degli artisti reputati all’epoca scandalosi, le cui opere si era restii a includere nelle collezioni statali. Il legame tra spazio ed opere dunque, tanto sottolineato ad inizio percorso, fino a lasciar intendere allo spettatore di essere davanti ad una Mostra bilaterale, per la quale tra l’altro ce ne sarebbero stati tutti i presupposti, capace di sviscerare questo cordone tra architettura e pittura, contenitore a contenuto, non arriva invece oltre la prima sezione, dopo la quale si perde ogni ulteriore approfondimento. Questo risulta quindi l’unico neo della Mostra Musée d’Orsay. Capolavori, un appunto che sfugge tra i commenti dei primi attenti visitatori; i più audaci, sono addirittura delusi: invece di trasportare semplicemente una costola del d’Orsay, si poteva forse strutturare un percorso più coinvolgente. La certezza resta una sola: il Capolavoro delle tele vale assolutamente la visita.

Valentina Malgieri

Complesso del Vittoriano, Roma
Orario: dal lun al giov 9.30 –19.30 / ven e sab 9.30 – 23.00 / dom 9.30 – 20.30
Data: dal 22 febbraio all’8 giugno 2014
Prezzo
: € 12,00 intero; € 9,00 ridotto
Indirizzo: Via San Pietro in Carcere, (Fori Imperiali)
Info: 06.6780664

Foto via romeguide.it; cinquequotidiano.it

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