Roma: la festa per i 150 anni inizia dal Gianicolo

 

Proclamazione della Repubblica Romana in Piazza del Popolo

ROMA – Un anniversario che è di solito prevalentemente romano, diventa in questo 2011 evento che allarga i confini della città capitolina per coinvolgere tutti gli italiani.

Il 9 febbraio Roma ricorda ogni anno la nascita della Seconda Repubblica Romana, sorta dopo l’estromissione del pontefice Pio IX e la presa del potere temporale, già nelle sue mani, da parte di un triumvirato laico formato da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini e Aurelio Saffi.

 

 La sua breve vita (9 febbraio-4 luglio 1849) è inversamente proporzionale all’importanza storica, soprattutto nell’ottica dell’unificazione della Penisola: in 5 mesi la città divenne fucina di nuove idee di democrazia e di vita politica partecipativa basata sul diritto di voto universale maschile. Risultato del clima che aveva scosso l’Italia e l’Europa già nel corso del 1848, con moti rivoluzionari sparsi ovunque, la proclamazione della Repubblica fu il risultato quasi naturale delle scelte politiche di papa Pio IX, delle sue alleanze e della sua fuga a Gaeta.

Gli articoli della Costituzione della Repubblica Romana, pubblicata il 10 febbraio 1849, esprimono concetti dalla validità intramontabile come «democrazia pura», «nazionalità comune», regole di «eguaglianza, libertà e fraternità», «libero esercizio del potere spirituale», il rifiuto di «privilegi di nobiltà o di nascita»

Luogo chiave della Repubblica Romana è il colle del Gianicolo, ove si concentrò la resistenza di questo stato democratico posto in varie fasi sotto assedio da parte delle potenze reazionarie – in testa la Francia – intervenute dopo l’appello del papa. Sul colle stava la brigata guidata da Giuseppe Garibaldi, che presidiava Porta Portese e Porta San Pancrazio: il giugno 1849 fu mese di sanguinosi scontri e battaglie, di bombardamenti per stremare la resistenza e quello fu il teatro dell’ultima lotta della Repubblica Romana, con 3000 italiani feriti o uccisi, ma decisi a tentare l’impossibile.

La resa avvenne nei primi giorni di luglio.

Garibaldini contro francesi a Posta San Pancrazio nell’aprile 1849

Il 5 Giuseppe Mazzini scriveva in una lettera ai Romani parole capaci di dare ancora oggi speranza a chi non vuole arrendersi al degrado della politica: «Romani! La forza brutale ha sottomesso la vostra città; ma non mutato o scemato i vostri diritti. La repubblica romana vive eterna, inviolabile nel suffragio dei liberi che la proclamarono, nella adesione spontanea di tutti gli elementi dello Stato, nella fede dei popoli che hanno ammirato la lunga nostra difesa, nel sangue dei martiri che caddero sotto le nostre mura per essa. Tradiscano a posta loro gl’invasori le loro solenni promesse. Dio non tradisce le sue. Durate costanti e fedeli al voto dell’anima vostra, nella prova alla quale Ei vuole che per poco voi soggiacciate; e non diffidate dell’avvenire. Brevi sono i sogni della violenza, e infallibile il trionfo d’un popolo che spera, combatte e soffre per la Giustizia e per la santissima Libertà. Voi deste luminosa testimonianza di coraggio militare; sappiate darla di coraggio civile…Dai municipii esca ripetuta con fermezza tranquilla d’accento la dichiarazione ch’essi aderiscono volontari alla forma repubblicana e all’abolizione del governo temporale del Papa; e che riterranno illegale qualunque governo s’impianti senza l’approvazione liberamente data dal popolo; poi occorrendo si sciolgano. … Per le vie, nei teatri, in ogni luogo di convegno, sorga un grido: Fuori il governo dei preti! Libero Voto! … I vostri padri, o Romani, furon grandi non tanto perché sapevano vincere, quanto perché non disperavano nei rovesci. In nome di Dio e del popolo siate grande come i vostri padri. Oggi come allora, e più che allora, avete un mondo, il mondo italiano in custodia. La vostra Assemblea non è spenta, è dispersa. I vostri Triumviri, sospesa per forza di cose la loro pubblica azione, vegliano a scegliere a norma della vostra condotta, il momento opportuno per riconvocarla.»

Già da fine Ottocento il Gianicolo è diventato il sacrario a cielo aperto del coraggio dei garibaldini e dei volontari che difesero la Repubblica: nel 1879 fu eretto un Monumento ai caduti per la causa Roma Italiana (scomparso e sostituito nel 1941), nel 1895 e nel 1932 vennero rispettivamente poste in loco le statue equestri di Garibaldi e di Anita. A corollario la passeggiata con le famose erme, mezzi busti marmorei con ritratti di illustri combattenti, garibaldini e non, che sul colle persero la vita in difesa della libertà.

Il monumento a Garibaldi sul Gianicolo

Questa foresta di volti diventa, con l’inaugurazione di domani 9 febbraio 2011, il Parco degli Eroi di cui faranno parte i restaurati monumenti a Giuseppe ed Anita Garibaldi, il Faro dell’Unità d’Italia, l’Ossario ai caduti per Roma sull’adiacente colle del Pino oltre ad un’istallazione che ricorda la Costituzione della Repubblica Romana.

Legato alle celebrazioni 2011 anche il convegno organizzato dal Comitato Gianicolo: Da Porta San Pancrazio a Porta Pia, il 10 febbraio 2011 alle ore 17,30 presso la sede del circolo Cipriani (via di Donna Olimpia, 30) con interventi del Prof. Giuseppe Monsagrati e della Prof.ssa Anna Villari (Arte e artisti a Roma durante la Repubblica Romana: Nino Costa).

Di fronte a federalismi e defezioni quella di domani, al Gianicolo, sarà una festa per Roma e per l’Italia tutta.

Laura Dabbene

FOTO via: http://it.wikipedia.org/wiki

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