Riforma della giustizia, il governo inizia ad accorgersi delle distorsioni

Roma – Il contestatissimo processo breve è stato oggetto di modifiche alla Camera. Con 215 voti a favore (Pdl, Lega e Idv), 191 contrari (Pd e Udc) e l’astensionismo dei deputati di Futuro e libertà, è stato licenziato il provvedimento che vieta il ricorso al rito abbreviato per i processi riguardanti i reati che in astratto sono punibili con l’ergastolo. E c’è da chiedersi, ma non ci potevano pensare da subito? Probabilmente la maggioranza era troppo impegnata a trovare escamotage per sottrarre il suo leader dalle grinfie della magistratura. Ma forse ora che Silvio Berlusconi non può più sottrarsi alla giustizia, vista la richiesta della Procura di Milano di processo con rito immediato per il caso Ruby, ora la maggioranza è libera di riflettere sugli effetti distorsivi della legge. Il Guardasigilli si dichiara soddisfatto del passaggio della legge alla Camera, e usa questa vittoria per dimostrare agli elettori che il Governo lavora.

Il Guardasigilli Angelino Alfano

«Il provvedimento approvato – ha affermato Alfano - anche con il contributo di alcuni gruppi dell’opposizione, rende impossibile l’applicazione del rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo, rappresentano norme importanti per il bene del Paese. Esprimo soddisfazione quindi, per il lavoro svolto a tutti i livelli, che disegna giorno dopo giorno – ha poi continuato il ministro della Giustizia – l’immagine reale di un Parlamento e di un Governo che non cedono spazi alle polemiche ma che, al contrario, sono capaci di individuare in alcuni provvedimenti i punti di forza mirati a migliorare il sistema giustizia e avvicinare i cittadini alle istituzioni, infondendo fiducia e ottimismo costruttivo».

Pura demagogia? Molto probabile visto che già da tempo alla proposta della riforma della giustizia, specialmente per quanto riguarda il rito abbreviato, da più parti sono state mosse dure critiche. I giuristi si sono da tempo lamentati dal fatto che per certi reati il processo breve è praticamente impossibile, specialmente per quanto riguarda i processi di mafia. Sarà forse questo un primo passo per riformare il nostro sistema giudiziario in modo più equo e garantista? Suonano un po’ strane le ragioni specificate dalla maggioranza e dall’Idv, secondo cui questa nuova norma porterà a una maggiore legalità e deterrenza dal commettere i reati più gravi. Considerato che tutto rimane come era prima, appare un po’ difficile che i rei di crimini punibili con l’ergastolo ora si limiteranno dal commetterli e che quindi aumenterà la legalità in Italia. Pd e Udc, molto più garantisti affermano che la norma è incostituzionale e inefficace, definendo “demagogica la nuova legge”. Contestabile anche il loro punto di vista. Con un processo breve è certo che molti delinquenti avrebbero più possibilità di eludere la legge e non pagare per i propri reati.

Forse sarebbe meglio ammettere che non è questa la via per risolvere i problemi riguardanti la lentezza e le deficienze del sistema giuridico italiano. Una riforma seria, efficace e duratura avrebbe bisogno di molte riflessioni e tempo. Ma soprattutto dovrebbero essere tenute in assoluta considerazione le reali esigenze dei cittadini e non quelle delle personalità di turno al potere.

Sabina Sestu

Foto: www.caffenews.it; www.politikos.it;

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