Riforma Costituzionale: serve una “ri-Costituente” per superare la crisi

Pera

Marcello Pera

Roma – A volte ritornano. Un po’ come i dischi di Morandi o i reality show in tv: spariscono per un po’, si arriva a credere di non vederne più e puntualmente, quando sono sull’orlo del dimenticatoio, tornano alla ribalta con impeto e decisione. In questi ultimissimi giorni, “ritorno” è forse la parola più usata dai giornalisti politici. Tuttavia, oltre alla riapparizione di leader considerati sul viale del tramonto, in politica talvolta a riaffiorare sono idee o proposte scartate in passato ma non per questo da catalogare necessariamente come inutili in chiave futura.

La necessità di riformare la Costituzione è stata ribadita innumerevoli volte in passato, diverse sono state anche le commissioni bicamerali create ad hoc per tale compito e tale attività è stata definita urgente dai più lontani schieramenti politici in svariate occasioni.

 Non molto tempo fa era stato l’ex Premier Berlusconi a dichiarare di voler procedere ad una riforma della carta Costituzionale per quanto attiene l’ordinamento giudiziario e, sempre recentemente, vecchi esponenti socialisti hanno lanciato un appello all’ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, affinché si facesse portavoce di tale bisogno riformista. Insomma la prima pietra è stata scagliata più volte salvo poi dar luogo ad un sistematico e disarmante buco nell’acqua.

Il ritorno in auge di tale tematica anche in quest’estate 2012, lo si deve all’ex Presidente del Senato Marcello Pera il quale ha inviato una lettera aperta al Direttore del Corriere della Sera illustrante il suo progetto. Secondo Pera sarebbe auspicabile votare nella prossima primavera, accanto ai parlamentari, anche 75 membri (incompatibili con il mandato parlamentare) che andrebbero a comporre una nuova Assemblea Costituente. Obiettivo di tale organo sarebbe proprio la revisione del testo Costituzionale da approvare entro un anno con referendum popolare senza quorum. Il progetto del Parlamentare Pdl vedrebbe inoltre la proroga di un anno del mandato di Napolitano affinché il successivo Presidente della Repubblica possa giurare sulla Costituzione “aggiornata” ed allo scopo di evitare, o meglio rimandare a tempi più tranquilli, quel “bagno di sangue” (testuali parole) che inevitabilmente si configurerebbe in occasione dell’elezione del prossimo Capo di Stato.

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Lo stesso Napolitano, in una recente intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari per Repubblica, ha mostrato interesse e favore per il progetto in questione pur rigettando la proposta annessa alla proroga del suo mandato.

Vi è, dunque, un interesse bipartisan circa la necessità di definire compiutamente nella Costituzione le tematiche legate, soprattutto, al rapporto tra la sovranità statale e quella europea-sovrastatale nonché alla nuova stesura del Titolo V, da molti definito “finto federalismo”. Sintetizzando il tutto: un Assembla di “tecnici” per eliminare le disfunzioni della Costituzione fungendo da “ricostituente” (il gioco di parole appare quanto mai azzeccato) per lo stato di salute dell’Italia.

In realtà, potrebbe risultare superficiale definire il progetto di una nuova Assemblea Costituente unicamente in chiave legislativa. Tale proposta, infatti, non è altro che una delle tante invocazioni di prolungamento della compresenza di “tecnici” a-politici  e politici veri e propri (sono in tanti ad ipotizzare, infatti, un Monti bis) al fine evitare la debacle istituzionale alimentata dalla bassissima fiducia dei cittadini nei partiti politici. Nell’assenso del Presidente Napolitano, oltreché un cosciente avallamento della necessaria riforma,  non si può non leggere una bocciatura della classe politica unita ad un monito diretto agli stessi rappresentanti politici affinché si adoperino per non incorrere nell’autodistruzione.

Matteo Scarano

Foto || il sussidario.net; wikipedia.org

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