Restauro Colosseo: riemergono i numeri sulle arcate, ma c’è chi grida al disastro

Il restauro del Colosseo infiamma il dibattito: c'è chi rivendica il successo (emersi numeri in rosso creduti perduti) e chi critica fortemente i lavori

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Il restauro del Colosseo sponsorizzato da Tod’s prosegue. Tra scoperte e polemiche (retedellaconoscenza.it)

Non c’è pace per il restauro del Colosseo. Dopo l’ordinanza di metà gennaio del Tribunale di Roma, che avrebbe prima espresso perplessità (poi archiviate) sul contratto di sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo finanziati da Tod’s, adesso sotto attacco ci finiscono le modalità dei lavori di recupero, che sarebbero al momento effettuati da ditte non specializzate. Allo stesso tempo, però, è di poche ore fa la notizia della suggestiva scoperta di tracce di colore rosso nei numeri sulle arcate di ingresso all’arena,per indirizzare gli spettatori verso i rispettivi settori a mo’ di vero e proprio stadio moderno.

NUMERI ROSSI EMERSI DAL RESTAURO - L’Adnkronos riferisce di come i lavori di restauro abbiamo riportato tracce dei numeri incisi sulle arcate del Colosseo per evidenziare i settori. Numeri colorati di rosso per essere visibili anche da lontano. I lavori di restauro, effettuati tra le altre tecniche con nebulizzazione d’acqua per rimuovere sporco e smog, hanno riportato alla luce tracce di colore piccole ma inequivocabili. La direttrice del Colosseo Rossella Rea ha espresso vivo entusiasmo per la scoperta: «È una scoperta eccezionale – rivela all’Adnkronos – perché non ci aspettavamo che qualche traccia di rosso fosse ancora conservata». Il colore doveva infatti resistere non più di due o tre anni, prima di essere riapplicato.

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Le tracce di colore rosso riemerse nel restauro (romacitynews.it)

Come per i moderni stadi italiani, i numeri servivano per indicare agli spettatori  l’ingresso giusto tra i 76 possibili del Colosseo. La scoperta è emersa nella zona del I ordine del Colosseo, prospetto nord, quello che conserva la corona esterna del monumento con le arcate che accoglievano gli spettatori per le esibizioni susseguitesi dal I secolo agli inizi del VI. «Il rosso – spiega la responsabile delle operazioni di restauro delle superfici Cinza Conti – è un colore che deriva dall’ossido di ferro, ricavato dall’argilla, le cui proprietà plastiche consentivano di stendere il rosso senza la necessità di alcun materiale legante. Il colore poteva resistere due o tre anni e doveva dunque essere riapplicato periodicamente. La conservazione di queste pur minime tracce conferma la delicatezza dell’intervento di restauro portato a termine dalla Soprintendenza. La nebulizzazione d’acqua rimuove lo sporco e il nero dello smog ma preserva le testimonianze antiche sottostanti».

LA LETTERA APERTA DEI RESTAURATORI: “RESTAURO COLOSSEO DISOMOGENEO” - A non pensarla così, però, sono in molti. Negli scorsi giorni una lettera aperta sottoscritta da 64 architetti e restauratori è stata recapitata al Ministero dei Beni Culturali. La missiva definisce il lavoro effettuato “disomogeneo, e peggiora l’aspetto complessivo del Colosseo”. In passato i restauratori avevano già contestato l’assegnazione della pulitura ad imprese di edilizia generale non specializzate.

I sottoscrittori della lettera hanno messo a confronto il lavoro sulle prime dieci campate con quello precedentemente eseguito sulle prime tre arcate da un’impresa specialistica di restauro. La pulitura condotta da Gherardi/Aspera, vincitrice dell’appalto, secondo i restauratori, “in alcuni punti è troppo approfondita e scopre gli strati profondi della pietra, mentre in altri sono ancora presenti le croste nere e ciò conferisce all’insieme un aspetto disordinato e sciatto. Tutti possono verificare se il lavoro delle imprese generali non specialistiche è paragonabile a quello eseguito da imprese specializzate nel restauro, e soprattutto valutare se era opportuno affidare alle une e non alle altre il lavoro, considerando che un lavoro non perfetto su un monumento come il Colosseo, al di là delle conseguenze conservative che potrebbero emergere col tempo, macchi l’immagine del nostro Paese, riconosciuto un tempo come la patria del restauro”.

MICANGELI: “OCCHIO ALLA NEBULIZZAZIONE” - È invece di oggi un duro attacco sul Manifesto dal titolo Il restauro che uccide il Colosseo in cui dice la sua Manuela Micangeli, presidente del consorzio Arké. La Micangeli, oltre a rigirare il coltello nella piaga del bando per imprese OG2, non specialistiche e costrette ad assumere personale specializzato esterno, critica l’utilizzo della nebulizzazione, che andrebbe “ben dosata perché, se vigorosa, porta alla superficie ruggini, pezzi di ferro, rischia di far scoppiare altri materiali che spesso si trovano nelle architetture antiche. Se poi si passa la spazzola di saggina con forza, si rischia di cancellare qualsiasi traccia storica, compresa quella della lavorazione stessa del monumento”. Dalle battaglie nel Colosseo, si è passati a quelle sul Colosseo. Sperando che il criticato restauro possa alla fine giovare a tutti: agli occhi dei romani, degli italiani, dei turisti e dei professionisti.

Francesco Guarino
@fraguarino

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