Renzi vs Brunetta sul caso Bindi

Rosy Bindi (wikimedia.org)

Continuano le polemiche a seguito dell’elezione di Rosy Bindi a presidente della Commissione parlamentare antimafia con 25 voti a favore. Ieri Renato Brunetta, capogruppo alla Camera per Il Popolo della Libertà, aveva avvertito: «Se non si dimetterà il Pdl è pronto alla guerriglia in Parlamento».

Questa mattina ha detto la sua il sindaco di Firenze e candidato alla segreteria del Pd Matteo Renzi, intervistato da Radio24, dicendo che le dichiarazioni di Brunetta su Rosy Bindi sono «inaccettabili» e «al limite dell’eversivo e del ridicolo». Poi però il rottamatore ha sfidato la Bindi: «Siccome dividersi sull’antimafia è una cosa vergognosa, la Bindi dia un segnale. Non si dimetta ma rinunci all’indennità di presidente, alle prerogative sullo staff, abbia la forza e l’intelligenza di non assumere nessun altro e apra un ufficio a Reggio Calabria, dove ha vinto le primarie».

In attesa che la Bindi risponda al sindaco, non si è fatta attendere molto la risposta di Brunetta: «Le sciocchezze demagogiche di Renzi sono un maldestro tentativo populista di nascondere la gravità del gesto del Pd, che ha preferito la logica della poltrona per equilibri interni al principio della condivisione su un tema che invece avrebbe dovuto unire. Ma quello che colpisce ancor di più è la proposta di Renzi che suggerisce alla Bindi di rinunciare all’indennità per la presidenza dell’Antimafia, di non assumere collaboratori e di aprire un ufficio a Reggio Calabria. In parole povere Renzi vuole che la Commissione, nata già azzoppata, non abbia possibilità di funzionare, vuole togliersi dai piedi Rosy Bindi e mandarla a Reggio Calabria a combattere da sola e isolata la mafia e la ndrangheta. Quasi quasi ci viene voglia di difendere la povera Bindi dalle bordate del suo compagno di partito, il perverso asfaltatore Renzi. Facciamo un appello anche al Pd: difendete la Bindi, aiutate l’abbandonata Bindi».

Giacomo Cangi

foto: wikimedia.org; ilrestodelcarlino.it

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